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IN TRIBUNALE

Bimba scrive nel tema i palpeggiamenti subìti da un anziano

Pensionato sotto processo per atti sessuali con minorenni.
La piccola aveva 8 anni. La madre in aula: si è liberata di un peso

PISA. L’incubo vissuto e mai rivelato viene affidato alla pagina scritta. Come a voler esorcizzare un episodio che da intimo diventa condiviso. E l’effetto domino è quello che dal quaderno di una bimba delle elementari, quel vissuto si trasforma in materia di indagine.

È nata da una traccia indicata dalla maestra sul racconto di una brutta giornata, l’inchiesta della polizia sfociata nel rinvio a giudizio di un pensionato di 67 anni accusato di atti sessuali con minorenni.

Una storia rievocata mercoledì 15 aprile in Tribunale, davanti al secondo collegio (presidente Salutini, a latere Degl’Innocenti e D’Auria) con il pubblico ministero Flavia Alemi, avvocati difensori e legali delle parti civili a esaminare i primi testimoni dell’accusa.

Le contestazioni a carico dell’imputato, residente in una provincia dell’entroterra (omettiamo il nome perché la vicenda coinvolge minorenni) sono quelle di aver attirato, con la scusa di voler giocare, una bambina di 8 anni nella veranda di un campeggio del litorale per poi palpeggiarla e farsi toccare nelle parti intime rimanendo, comunque, vestiti.

Due sarebbero gli episodi durante i quali, nel primo pomeriggio, il pensionato avrebbe allungato le mani sulla piccola, chiedendole di fare altrettanto su di lui.

I fatti ricordati in aula sono riferiti all’estate 2010 in un campeggio della costa. I genitori della bimba soggiornavano lì perché lavoravano nella struttura. La bambina - che ora frequenta la terza media - quando i genitori erano impegnati stava con alcune amichette nei paraggi, senza mai allontanarsi troppo. A una ventina di metri di distanza c’era la piazzola dell’imputato, in vacanza con la moglie.

Quando la maestra, nell’ottobre 2010, chiese agli alunni di raccontare una giornata poco piacevole trascorsa dai bimbi, la piccola scrisse di essere stata molestata da un pedofilo. Quel tema venne segnalato in questura che contattò subito i genitori. E fu anche l’occasione per iniziare le indagini in cui venne coinvolto uno psicologo e che vide la bambina partecipare a un sopralluogo nel campeggio.

«Riconobbe la piazzola di quell’uomo di cui poi ha ricordato il nome e che si spostava sempre con una bicicletta – è il racconto della mamma in aula –. Dopo aver saputo del tema parlai con mia figlia. Cominciò a piangere. Non voleva dirlo, ma poi si lasciò andare. “Era da tanto che avevo questo peso sullo stomaco” mi disse. Le chiesi se era andato oltre i palpeggiamenti e mi rispose di no. Non ho memoria di quell’uomo. So che mia figlia stava male. Piangeva per niente. Anche ora è seguita da una psicologa, ma è più serena. Non ci aveva confidato subito quello che aveva subìto per paura di non essere creduta».

Nel controesame, il legale dell’imputato, oltre a ripercorrere dichiarazioni e tempistica dei fatti, ha chiesto alla teste di confermare che all’epoca era in corso la separazione dal marito e che lei lo aveva querelato

per maltrattamenti.

«Quel tema – ha ipotizzato l’avvocato – avrebbe potuto essere una richiesta di attenzione». La mamma: «Sì, mia figlia ha sofferto per la nostra separazione, ma non si sarebbe mai inventata una cosa del genere». Prossima udienza a ottobre.

 

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