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Sapienza, si studia un bando a prova di ricorso al Tar

La bozza della gara di appalto europea è pronta: ora tocca agli uffici legali. L’obiettivo è evitare intoppi nei lavori per riaprire entro novembre 2016

PISA. L’Università lavora al bando di gara europeo per l’intervento di adeguamento, consolidamento e riorganizzazione funzionale del palazzo della Sapienza. Particolare cura si sta ponendo per eliminare tutte quelle sfumature nel testo che possano dare un appiglio a chiunque di ricorso eventuale al Tar: l’obiettivo è affidare l’appalto entro l’estate e perciò in molti si aspettavano una pubblicazione della gara entro gennaio. Una prima bozza è pronta, ma in Ateneo ragionano in questo modo: meglio impiegare un mese in più ed essere inattaccabili, che doversi fermare in futuro per chissà quanto tempo.

Per questo in Rettorato considerano accettabile un affidamento anche subito dopo l’estate: non è importante quando si comincia, ma quando si finisce; siccome il prossimo rettore entrerà in carica il primo novembre 2016, la Sapienza deve riaprire necessariamente prima. I mesi di cantiere previsti sono dodici (senza stop ordinati dal tribunale) e così i conti tornano. Oltre alla cortesia istituzionale di non lasciare un onore/onere di tale ingombro al suo successore, l’attuale rettore Massimo Augello (non ricandidabile per legge) passerebbe in qualche modo alla storia per aver subito il trauma della chiusura dell’edificio quattrocentesco e aver fatto rinascere quest’ultimo in meno di un mandato: infatti a novembre 2010 l’ex preside di Economia prese possesso delle chiavi accademiche, mentre il 29 maggio 2012 fu chiusa con un’ordinanza sindacale la sede di Giurisprudenza (sotto le dipendenze dell’Università) e quella della Bup, “Biblioteca universitaria” nel nome, ma tutelata dal ministero dei Beni culturali, il Mibact. Entrambe ospitate in quell’immobile gioiello di piazza Dante, che accusava gli acciacchi dei progetti sbagliati nei secoli e messo in crisi dal sisma in Emilia.

Detta così sembra quasi uno scherzo; eppure nel cortile della Sapienza i pessimisti avevano temuto il peggio quella mattina di sole primaverile: dal Comune arrivava il messo con l’ordinanza firmata dal sindaco Marco Filippeschi e dal sottosuolo l’ennesima tremenda scossa di terremoto. Il pensiero tabù era che il Palazzo non riaprisse mai più; si sa che sono i soldi a muovere il mondo e la stima all’ingrosso fu immediata: ci vogliono circa dieci milioni, che non ci saranno mai. Il successo di Augello, pertanto, non è aver fatto scrivere un bando in un mese in più o in meno; ma essere il “proprietario” pro tempore del palazzo ed essere riuscito a pagare di tasca sua solo un quarto del totale: il progetto approvato a dicembre dal cda accademico prevede interventi per un importo complessivo di circa 12 milioni di euro, di cui tre saranno coperti tramite contributo della Fondazione Pisa e altri tre dalla Regione. I due ministeri interessati, Miur (Università) e Mibact, parteciperanno complessivamente con poco meno di tre milioni di euro, mentre la parte restante sarà a diretto carico dell’Ateneo, anche attraverso la parziale copertura derivante dalla vendita di beni non più utili ai fini istituzionali.

Ovvio che questo sia un riconoscimento

al valore artistico e culturale della Sapienza e del suo contenuto. C’è solo un granello a questo punto capace di rompere l’ingranaggio ed è proprio un ricorso a Tar, che significa appalto in forse e cantiere bloccato. È il nemico che l’ufficio legale dell’Ateneo sta cercando di combattere.

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