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La biblioteca che rottama i suoi libri

Pisa punta sul turismo e sui monumenti, non più sui libri. Si vogliono valorizzare i beni culturali: e va bene. Ma se si buttano i libri, accadrà che i monumenti e le opere d'arte e lo stesso paesaggio diventeranno illeggibili e indifesi

Egregio Direttore, Pisa scarica D'Alema? «Scaricato» è la parola stampigliata sulla pagina di guardia del libro di D'Alema “La grande occasione”, in libera offerta a modico contributo insieme a quelli di molti altri volumi della Biblioteca Comunale di Pisa. Un'offerta natalizia, una liquidazione a prezzi stracciatissimi di ogni genere di testi, dalle lettere di Giuseppe Antonio Vogel precettore di Leopardi al teatro di Shakespeare, tutti "scaricati", in umile attesa di un passante che li adotti sotto i portici di Borgo Stretto.

Si tratta - a quanto è dato leggere in una locandina a stampa - di una decisione presa dalla Biblioteca Comunale di Pisa per rinnovare i suoi fondi. E'l'outlet della biblioteca: niente di male se non fosse che una biblioteca non è un magazzino aziendale ma un luogo fatto apposta per dare ai libri stabile ricetto e protezione, per ritrovarceli dopo averli letti, per andare nelle mani di sempre nuovi lettori. E quanto al far posto a nuovi titoli, i libri non sono come l'erba dei prati che rinasce più verde dopo il taglio. Ci si aspetta di ritrovare nel tempo vecchi e nuovi insieme, tutelati e disponibili. Invece qui i libri spariscono e se ne cancella la memoria nel catalogo.

Del libro di D'Alema che abbiamo preso come campione di questa piccola indagine, il “Metaopac”, cioè il catalogo collettivo delle biblioteche pubbliche di Pisa, non registra più ovviamente la copia della Comunale. Segnala tuttavia l'esistenza di un'altra copia, che però ha lasciato la sua originaria collocazione a Giurisprudenza per trovare rifugio fuori Pisa nel luogo chiamato "Archivio" . Non siamo certi che vi resterà. Anche perchè da qualche tempo dai fondi del cosiddetto Archivio vengono silenziosamente enucleati e dismessi via via libri e opuscoli. Gli studenti e i frequentatori della Biblioteca di Filosofia e Storia di via Paoli , per esempio, li trovano in libera offerta su di un palchetto d'ingresso, abbandonati, come dei poveri trovatelli. La cosa dura da qualche tempo. Qualche volta si è trattato di seconde copie. Ma poi hanno cominciato ad apparire anche opere in copia unica. Negli ultimi giorni lo scrivente ha visto così eliminate dalla Biblioteca e di conseguenza cancellate dal catalogo on-line diverse pubblicazioni di storia del Canada: studi sulle sue minoranze etniche e sulla sua economia. Chissà perchè, forse sono apparsi di nessun interesse.

Ma chi avrà deciso tutto questo? Chi scrive non è riuscito a sapere chi faccia queste operazioni né con quale criterio operi. Qualcuno degli addetti ha alluso genericamente ai problemi di insufficienza degli spazi. Ma è difficile credere che per recuperare spazio si ricorra a decimazioni casuali e che questo accada nel silenzio generale su ragioni e criteri scelti. Al fruitore occasionale che percepisce queste cose dall'esterno appare difficile capire e giustificare quello che accade. Chissà che cosa ne pensano i tanti cittadini, studenti e professori che leggono per passione o per mestiere. E viene spontaneo chiedersi se, dopo la vergogna e il danno della chiusura arbitraria della Sapienza, la cronaca pisana sia matura per tollerare ulteriori scivolamenti verso il basso nel rapporto col suo più geloso patrimonio storico. Forse qualcuno ricorda ancora che anni fa Pisa conquistò una posizione di testa nella classifica della vivibilità delle città italiane proprio in base all'indice del numero delle biblioteche.

Oggi Pisa punta sul turismo e sui monumenti, non più sui libri. Si vogliono valorizzare i beni culturali: e va bene. Ma se si buttano i libri, accadrà che i monumenti e le opere d'arte e lo stesso paesaggio diventeranno illeggibili e indifesi ancor più di quanto già non lo siano.

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