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Una casa troppo vuota per quei genitori soli

Il figlio annegò il 21 agosto 2004 dopo aver salvato in extremis due bambini «Sono stati fortunati a incontrare Marco. Ma di loro non abbiamo tracce»

Sono passati dieci anni dalla morte di Marco Verdigi e i suoi genitori, Andrea e Carla Dragenovic, sono ancora impietriti dal dolore e dall'angoscia. Il dolore che sentono dentro è di quelli che rode l’anima, giorno dopo giorno e anno dopo anno. Marco era il loro unico figlio e il vuoto lasciato nei loro cuori e nella casa di San Martino Ulmiano è incolmabile.

Era il 21 agosto 2004. Marco Verdigi aveva solo 23 anni quando annegò a Marina di Pisa, risucchiato dal mare in tempesta, dopo essersi tuffato per salvare due bambini da morte certa. Il corpo fu ritrovato dopo sette giorni. Alla sua memoria l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, conferì una medaglia d'oro al valor civile.

I suoi genitori vivono ancora nella casa dove Marco è cresciuto. «Il tempo passa, ma ogni giorno è sempre più difficile e più lungo del precedente - racconta papà Andrea sotto lo sguardo ammutolito della moglie - Il nostro pensiero è sempre rivolto a lui. Siamo rimasti soli».

Avete mai avuto contatti con le famiglie dei due bambini salvati da Marco?

«No e neppure ci interessa averli dopo tutto questo tempo. Non abbiamo niente contro i bambini, ci mancherebbe. Se le famiglie avessero voluto, avrebbero potuto contattarci».

Come avete interpretato il loro silenzio?

«Il mondo oggi va così. Alcuni mesi dopo i funerali, abbiamo trovato una lettera nella cassetta della posta. Forse il destinatario era uno dei genitori dei bimbi».

Oggi quei due bambini hanno più di vent'anni.

«Sì, per fortuna, grazie a Marco. Se li trovassi, direi loro che sono stati fortunati ad aver trovato una persona come lui».

Dove vivevano all'epoca questi due bambini?

«Sono pisani, vivevano nei dintorni. Ci sono i verbali che lo dicono».

Quel giorno Marco era andato a Marina con due suoi amici, Melissa e Fabrizio. Li avete più visti?

«Li abbiamo rivisti poche volte dopo l'accaduto. Poi sono spariti anche loro. I veri amici non si comportano così. Ognuno poi può interpretare le cose come vuole.

Melissa era la ragazza di Marco?

«No, ne sono certo».

Come avete vissuto i giorni successivi? Quando siete riusciti ad entrare nella camera di Marco?

«La sua stanza è rimasta così come l'ha lasciata quel pomeriggio, prima di uscire con gli amici. Ci entriamo solo io e mia moglie, e nessun altro. Era ed è rimasta la sua camera. La nostra casa è abbastanza grande. Qui siamo solo in due, non abbiamo certo problemi di spazio».

Quando avete pensato di creare un'associazione intitolata a Marco?

«Marco ha sempre pensato prima agli altri, era nella sua indole, nella sua natura. La creazione dell'associazione è in continuità col suo gesto: l'abbiamo istituita per aiutare i bambini, proprio come ha fatto lui quando era in vita. Lui avrebbe voluto così».

Quali sono i progetti futuri della vostra associazione? «Ogni anno il Comune di San Giuliano Terme promuove un premio in memoria di Marco. Ci sono dei progetti che sono stati realizzati quest'anno. Entro la fine di ottobre, i progetti per il bando di quest'anno saranno valutati dalla commissione, di cui fa parte il sindaco di Pisa, quello di San Giuliano, il Tirreno e altri (i dettagli sono sul sito: http://www.associazionedomenicomarcoverdigi.org/ ndr).

Il sacrificio di vostro figlio è servito ad aumentare la consapevolezza dei rischi?

«Forse oggi c'è più sorveglianza. Poi però c'è l'ignoranza che spinge le persone a litigare con i bagnini che svolgono il loro mestiere. Se le persone rispettassero le regole non accadrebbero queste disgrazie. Quel giorno c'era la bandiera rossa e Marco non si trovava lì per fare il bagno».

Le istituzione vi sono rimaste vicine?

«Certo, nel limite del possibile».

E gli amici di

Marco?

«Spariti tutti. Questo ci ha fatto pensare molto. Che amici sono? Marco sicuramente non sarebbe contento. Lui c’era sempre, quando ne hanno avuto bisogno». Proprio come ha fatto per ragazzini, che oggi sono degli uomini grazie al suo eroico gesto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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