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Pisa scoprì un eroe senza che il suo gesto fosse capito da tutti

La testimonianza di Meucci, direttore della scuola-bagnini «Troppi mettono a repentaglio la vita propria e degli altri»

Il 21 agosto del 2004 era sabato e io non lavoravo. Così quando mi telefonarono che era annegato un ragazzo a Marina di Pisa partii subito e dopo neppure venti minuti ero alla scogliera in piazza Viviani dove era avvenuta la tragedia. Erano passati appena dodici giorni dall’annegamento di due svedesi, una coppia di cinquantenni in gita a Marina. Per loro lo spettacolo che quel giorno, in quel tratto, si presentava doveva essere stato irresistibile: mare agitato, forte vento di ponente, le grosse onde si infrangevano sugli scogli e l’acqua si rovesciava all’interno della scogliera. Nelle vasche il mare era calmo, invitante, ma ad un occhio anche non troppo esperto quell’alzarsi e abbassarsi del livello avrebbe dato di che preoccuparsi.

La montagna di acqua che ogni onda “regalava” da dove usciva per raggiungere nuovamente il mare aperto?

Ovviamente dalle bocche, che in più punti interrompono la scogliera. Lì l’acqua dell’onda torna indietro con una forza inarrestabile, come se fosse aperta improvvisamente la diga di un fiume in piena. Quegli sfortunati svedesi “per vedere meglio” il mare grosso a nuoto si erano avvicinati troppo alle bocche ed erano stati risucchiati dalla risacca. La loro morte aveva sì addolorato i frequentatori delle nostre spiagge che però avevano giustificato l’annegamento della coppia sostenendo che «non conoscevano il pericolo del nostro mare, a noi non può succedere: noi stiamo attenti».

Ma quando annegò Marco Verdigi la notizia sconvolse la città: era giovane, un ragazzo, un atleta, aveva giocato a calcio come portiere, aveva già superato le visite per entrare nei paracadutisti, era pisano e sapeva quanto era pericoloso quel giorno il mare. Infatti quel giorno non faceva il bagno, giocava sulla spiaggia con gli amici. Quando vide due bambini in mare, che vicino alla bocca venivano risucchiati dalla corrente di risacca, corse in loro aiuto.

Quello che poi successe è fatto noto. Scoprimmo che a Pisa viveva un eroe. Solo che quando lo scoprimmo era troppo tardi: Marco se n’era andato. Vissi quella tragedia da vicino, ero a Marina tutti i giorni, conobbi Andrea e Carla (i genitori di Marco) che ogni giorno apparivano nelle ore più impensate sempre con gli occhiali da sole, conobbi meglio il comandante della capitaneria di porto di Pisa, Graziano Ghimenti, che trovavo sempre lì sul luogo dell’annegamento e sapevo che tutte le sere quando smontava andava a casa dei Verdigi e stava con loro fino a tardi e ha continuato per oltre un mese. Tuttora, dopo dieci anni, si vedono.

Tutti, in quei giorni, si davano da fare, tutti volevano aiutare, nessuno si è tirato indietro, i vigili del fuoco portarono un pulmino che Giuseppe Romano mise a disposizione della capitaneria, che coordinava le ricerche, la Croce Rossa, la Pubblica Assistenza e tanti altri. Elicotteri e gommoni perlustravano il mare fino a San Rossore in cerca di quel corpo che non voleva riemergere.

Solo una settimana dopo fu ritrovato incastrato tra gli scogli che sembrava non volessero restituirlo. Paolo Ghezzi, assessore alla protezione civile, propose il divieto di balneazione in giornate di mare pericoloso. A Pisa furono tutti d’accordo, i bagnini in primis: se uno vuol farsi del male non deve farlo mettendo a repentaglio la vita altrui.

Il tempo ha sbiadito il ricordo del sacrificio di Marco Verdigi, piano piano il divieto di balneazione in giornate particolari, copiato da altri comuni litoranei, è stato abbandonato e l’insofferenza per la prudenza ha prevalso.

Quanto è servito il gesto di Marco? Con l’ottica dei nostri giorni ha creato solo un eroe, gli è stata intitolata una scuola, un premio, un monumento, ai genitori la medaglia doro, ma quanto è servito il suo sacrificio, il suo esempio, quante persone non entrano in acqua quando c’è pericolo pensando alla sua morte? Mi verrebbe da dire che è servito a poco. Quando un bagnino fischia, invitando alla prudenza per il mare grosso, talvolta viene mandato a quel paese, altre volte viene minacciato, ultimamente qualcuno è stato anche picchiato da chi si riteneva

infastidito. I genitori dovrebbero vigilare di più sui propri figli sulla loro incolumità, il mare non porta rispetto a nessuno nemmeno ai bambini, e sulle spiagge non c’è un Marco Verdigi pronto a sacrificarsi, Marco se n’è già andato.

. Fiorenzo Meucci

Società nazionale salvamento

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