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Senza difese sul web Ma per due dollari si rinuncia alla privacy

Un convegno al Cnr di San Cataldo con il prof. Acquisti «Chi va su Facebook lascia un sentiero con i suoi dati»

PISA. Tutti vogliono il rispetto della privacy ma nessuno è disposto a pagare o a rinunciare a pochi spiccioli per proteggerla. È quanto è emerso dal convegno di Federprivacy tenutosi al Cnr di San Cataldo. L'intervento più atteso del convegno, una sorta di lectio magistralis su internet e la privacy, è stato quello di un nostro cervello in fuga, il prof. Alessandro Acquisti docente di economia della privacy alla Carneige Mellon University (Usa). Acquisti ha condotto un esperimento in un supermercato americano distribuendo due carte di credito con due importi diversi: la prima aveva 10 dollari e garantiva la non tracciabilità degli acquisti, la seconda con 12 dollari, lasciava ogni dato sensibile al momento della "strisciata", cioè dell'acquisto. Al primo gruppo a cui è stata distribuita la carta anonima, è stato proposto lo scambio con quella con l'importo maggiore ed il 49% ha barattato l'anonimato con la carta di importo maggiore. Al secondo gruppo di volontari a cui era stata data la carta "sensibile", è stata proposta in alternativa, quella con l'importo più basso. «Il 91% dei volontari si è tenuta la carta da 12 dollari, vendendo i propri dati sensibili per soli 2 dollari», ha rivelato il prof. Acquisti. Come dire, che i propri dati sensibili valgono veramente poco.

«Tutti vogliono il rispetto della propria privacy ma al tempo stesso vanno su Google e passano ore ed ore su Facebook - continua il giovane docente - lasciando dietro di sé, un sentiero di dati personali e sensibili che neppure loro sanno». Sempre Acquisti parla di una vera e propria dicotomia, una sorta di predicar bene e razzolare male, tra la teoria della privacy (tutti la vogliono) e la prassi degli utenti della rete che sembrano del tutto poco sensibili all'argomento quando usano internet. «In realtà - spiega Acquisti che ha una formazione economica - , quando noi mettiamo i nostri dati sul Google o facciamo una ricerca in base ai nostri gusti o interessi, più o meno sappiamo che stiamo dando parte della nostra privacy ad altri ma lo facciamo in cambio di alcune informazioni che ci servono».Il riconoscimento facciale (una delle varie applicazioni degli occhiali di Google) rischia veramente di fare della nostra vita, una sorta di vetrina pubblica. «Basterà essere inquadrati da quegli occhiali e chi li indossa collegherà la faccia con le informazioni sulla persona», avverte Acquisti. Futuro lontanissimo? No, gli occhiali di Google esistono già. «Oggi non possiamo più essere garantiti al 100% del rispetto della nostra privacy», dice in maniera netta

Ottavio Zirilli, responsabile dell'Area della ricerca del Cnr pisano. E siccome la privacy è sempre più a rischio, ecco che nascono nuove figure professionali, una sorta di "cecchini" a guardia dei nostri dati, professionisti specializzati nella materia della privacy.

Carlo Venturini

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