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Doveva essere un ristorante ma è diventato un rudere

La storia di Villa Belvedere costruita nell’Ottocento sul Castellare da un nobile polacco e poi passata a una famiglia di armatori genovesi i cui progetti di recupero non sono stati però realizzati

SAN GIULIANO TERME. Si chiama Villa Belvedere (o Villa Bosniascki, dal nome del nobile polacco che la fece costruire) e si trova sul Monte Castellare, quello che separa San Giuliano da Lucca. Un edificio ormai ridotto a rudere, sicuramente poco sconosciuto visto chè accessibile solo dagli amanti del trekking . Eppure stiamo parlando di un patrimonio di grande valore artistico, tanto che nei giorni scorsi i “Viaggi” de “la Repubblica” lo hanno inserito in una galleria fotografica che raccoglie le ville abbandonate più affascinanti del mondo.

La storia. Villa Belvedere fu edificata nel 1881 per il polacco Sigismondo De Bosniascki e per la sua consorte Elisa di Rulikowski, contessa russa. Sviluppata su due piani ed un seminterrato, era composta da 12 stanze con pianta rettangolare. La zona era così impervia, che venne addirittura realizzata una strada sul crinale del monte che partiva da Asciano Valle (quella ancora in parte percorribile); altro accesso era attraverso un sentiero, interrotto in diversi punti, dalla cava sottostante (quella sulla Strada Provinciale Lungomonte). De Bosniascki era giunto in Italia nel 1873, innamorandosi subito di San Giuliano e dell’inaccessibile Monte Castellare. Uomo di cultura e appassionato paleontologo, trasformò la sua villa in un luogo di ricerca; il seminterrato divenne laboratorio e deposito per centinaia di campioni fossili vegetali carboniferi, scrupolosamente catalogati e custoditi. I frutti del suo lavoro vennero esposti nel 1885 nei locali del Casino delle Terme di San Giuliano, in occasione del congresso di geologia in svolgimento a Lucca. Dopo la sua morte, nel 1921, la sua collezione fu venduta all’Università di Pisa.

Il lento declino. Con la scomparsa di De Bosniascki, la villa perse lo scopo per cui era stata realizzata, quello cioè di promuovere gli studi e la cultura. Venne lentamente abbandonata fino alla Seconda Guerra mondiale, quando i tedeschi la trasformarono in un punto militare di osservazione. Dopo la guerra la proprietà passò ad una ricca famiglia genovese, la famiglia Ravano, che ne detiene ancora la titolarità.

Ipotesi ristorante. La Villa Belvedere, come detto, insieme ad altri possedimenti a San Giuliano è tuttora di proprietà della famiglia Ravano. Stiamo parlando di una vera e propria dinastia di armatori il cui capostipite, Alberto, fino agli anni Settanta, ha gestito in prima persona tutti gli affari. Molti problemi con il fisco italiano, tanto che sin dal 1956 la famiglia dovette “emigrare” a Montecarlo; poi nel 1994 il fallimento dell’ultima loro compagnia di navigazione, con l’ordine di arresto per quattro dei nove figli del capostipite (tutti residenti tra il Principato di Monaco e la Svizzera). Queste vicende, ovviamente, hanno messo nelle retrovie le questioni legate alla villa del Monte Castellare. Fino a sei anni fa, quando la proprietà fece un tentativo per riqualificarla.

«La loro idea era di trasformare l’edificio in un ristorante – ci racconta il sindaco di San Giuliano Paolo Panattoni -. Sicuramente la località è unica, con una vista che spazia dall’isole dell’arcipelago alla Versilia. C’era però da fare un notevole investimento sul fronte della viabilità, considerato che la strada (sterrata) è percorribile fino alla foresteria del Monte Castellare che però

dista ancora qualche chilometro dalla villa e l’ultimo tratto praticamente non è transitabile. Avevamo anche ipotizzato una funivia che collegasse il monte alla cava – conclude il sindaco -, ma poi la proprietà ha rinunciato».

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