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Le tracce nascoste della città scomparsa

Chiese e oratori distrutti o di cui restano testimonianze: una mappa del “terziere di Chinzica” com’era un tempo

PISA. Le città si trasformano in continuazione. E Pisa segue la stessa sorte. I lungarni oggi sono rivoli di traffico. Ma c'è stato un tempo in cui lungo gli argini cresceva l'erba e le donne stendevano i panni. Gli uomini pescavano, il paesaggio era profondamente diverso. Non c'era ancora Palazzo Gambacorti e neppure l'antica chiesa della Spina. Corso Italia non era corso Italia e i ponti attraversavano il fiume in luoghi diversi dagli attuali. E soprattutto c'erano decine di chiese, abbazie, monasteri, piazzati tra orti e vicoli, oggi scomparsi.

È la visione che emerge dalla lettura della bella tesi di laurea specialistica in storia dell'arte di Chiara Zucchellini, discussa a Pisa nell'autunno 2012 (relatrice la professoressa Lucia Nuti). Il titolo "Pisa. Le chiese scomparse nel terziere di Chinzica". «Non si sarebbe potuta considerare tutta la città - spiega Chiara - perché le chiese sarebbero state troppe». Il lavoro svolto su antiche descrizioni, libri parrocchiali, visite pastorali, catasti, guide, piante, ha fatto riemergere accanto a quello presente, un patrimonio sommerso di notevole entità. Edifici totalmente perduti o di cui restano rare tracce che allora, a partire dal 1000, davano un volto oggi impensabile alla città. Ma ce ne dovevano essere ancora di più, perché quando Paolo Tronci scrive nel XVII secolo la prima Descrizione delle chiese, monasteri e oratori della città di Pisa, di molti si era persa addirittura la memoria. Ma accontentiamoci.

Il terziere di Chinzica, si sa, è a sud dell'Arno, una zona per molti secoli appartata rispetto a Pisa nord che costituiva la parte più antica, romana. Sin dall' ottavo secolo c'era in Chinzica l'antica chiesa di Santa Cristina, di origine longobarda, ancora oggi esistente in lungarno Gambacorti: una rarità con il suo abside esterno decorato a losanghe. Ma, ben presto nel corso del 1000 ecco sorgere altre quattro chiese: San Paolo a Ripa d'Arno, San Martino, San Cristofano e Sant'Andrea. Le prime due ci sono ancora, anche se con i loro malanni. Ma le altre? Sparite. San Cristofano, fondata prima del 1062 nei pressi dell'odierna piazza Clari, esisteva ancora a metà Seicento, quando Tronci la disegna nella sua Descrizione ed era abbellita da un dipinto del pisano contemporaneo Orazio Riminaldi. Oggi rimangono resti del suo paramento murario sui due lati che danno rispettivamente in via San Martino e in piazza Clari.

Sant’Andrea, fondata nel 1095 più vicino all'Arno, con il suo monastero, era una bella chiesa romanica con un portale d'ingresso sormontato da una lunetta e un oculo nella parte superiore della facciata, come la disegna Tronci. A sponsorizzarne la nascita erano stati due fratelli pisani, Signoretto e Bono che, con le mogli Benedetta e Gisla, avevano regalato grandi appezzamenti di terra a frati marsigliesi. Tra il XII e il XIII secolo Chinzica attraverso un nuovo ponte viene collegata più strettamente a Pisa nord. Aumenta la popolazione, crescono le case, si costruiscono e ampliano le mura, nascono nuovi edifici religiosi. Due chiese di quelle allora fondate sono ancora in piedi oggi, sul lungarno Galilei l'ottagonale S. Sepolcro, eretta tra il 1113 e il 1138 dai Cavalieri Gerosolimitani, opera del grande architetto Diotisalvi e, sul lungarno Sonnino la cappella di Sant'Agata adesso in pessime condizioni.

Ma le parrocchiali di San Lorenzo, San Verano, San Sebastiano, Santi Ippolito e Cassiano, Santi Cosimo e Damiano e Sant'Egidio, dove sono? Non ci sono più. Ed erano belle, con i loro marmi bianchi, verdi, blu, tipici del romanico pisano-lucchese, distribuite tra le attuali piazza la Pera, Logge dei Banchi, l'Arno, Ponte di Mezzo, corso Italia che allora si chiamava via del Gilio, e il Ponte Nuovo situato a monte dell'attuale Ponte Solferino e crollato nel '400. Una zona con decine di viuzze e case tra il verde, sempre più popolata da gente che arrivava dal contado e dalla costa. Proprio allora, intorno al 1230, viene costruita la chiesa di Santa Maria della Spina detta allora Santa Maria di Pontenovo, oggi tutta rifatta. La sensazione che si aveva di quell'agglomerato di chiese e case era quella di un bianchezza marmorea simile a neve, niveo de marmore, come recita l'epigrafe commemorativa posta sulla tomba dell'architetto Buscheto sulla facciata della sua grande opera, il duomo.

San Lorenzo nell'attuale piazza la Pera doveva essere suggestiva con le sue tre navate, il campanile, gli archetti decorativi all'esterno e le colonne all'interno, il grande orto e le stalle. Già fondata prima del 1193 dai nobili Dal Bagno, è sostenuta economicamente nel corso dei secoli da enti pubblici e privati sino alla soppressione nel Settecento sotto il governo di Pietro Leopoldo.

Ma non è finita. Nel Trecento sono costruiti in Chinzica altri due oratori non più esistenti, Santa Maria della Neve e San Giovanni in Spazzavento. Il primo è fondato nel 1346 di fronte a San Paolo a Ripa d'Arno in corrispondenza della Porta collegata al Ponte della Cittadella vecchia. Il secondo, affiancato da un ospedale, nasce come riuso di una serie di locali circondati da orti. Nel frattempo vedono la luce altri edifici religiosi ancora esistenti, come la chiesa Santa Maria del Carmine costruita tra il 1324 e il 1328 lungo la via del Gilio e il convento di S. Antonio in Spazzavento edificato nel 1341. E ancora decine di conventi e monasteri.

Con il dominio fiorentino su Pisa dal 1409 al 1494 e poi nuovamente dal 1512 cambiano gli equilibri, gli interventi avvengono soprattutto nella zona di Tramontana, ma

in Chinzica si lavora al Bastione Sangallo, alla Loggia dei Banchi, al Canale dei Navicelli. Con il Concilio di Trento pullulano in Chinzica chiese e monasteri nuovi, mentre inesorabili uomini e tempo distruggono gli antichi. Ma questa è un'altra storia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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