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Basilica di San Piero non ci sono più soldi per il campanile

Dal ministero è arrivato un milione di euro invece di 2,5 e la ristrutturazione si è fermata. La protesta del sindaco

SAN PIERO A GRADO. Quel campanile non s’ha da fare perché mancano i soldi. Sono passati cinque anni da quando partì l’operazione di ricostruzione del campanile della Basilica di San Piero a Grado, ma da gennaio la ditta ha smontato il cantiere e nessuno ci lavora più. Il motivo di questo stop è semplice: il ministero dei Beni culturali avrebbe dovuto stanziare quasi 2,5 milioni di euro, ma ne è arrivato uno solo.

Il campanile fu distrutto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale ed appare ancora oggi una mutilazione architettonica per una basilica che era in lizza per diventare patrimonio Unesco. Lì in quella chiesa la tradizione popolare fa approdare San Pietro, tant’è che l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto ha definito la basilica come «uno dei capisaldi della storia religiosa di Pisa, il segno della primitiva presenza cristiana nella nostra città».

L’idea di ricostruire il campanile è stata dell’ex soprintendente Guglielmo Maria Malchiodi. E sentire il rintocco delle campane sul ricostruito campanile era il sogno di monsignor Mario Stefanini che divenne il presidente del comitato di valorizzazione della basilica. Che i soldi fossero agli sgoccioli, lo si sapeva già nel 2010 quando l’onorevole Ermete Realacci parlò di promesse non mantenute dall’allora ministro Sandro Bondi. Oltre a Bondi fu coinvolto anche il ministro Altero Matteoli che - assieme al governatore della Regione Toscana Enrico Rossi - aveva dato il via libera nel giugno dell’anno scorso, alla richiesta di finanziamento dell'8 per mille a diretta gestione statale, per permettere così il completamento dell'opera. I lavori finora fatti hanno consentito di portare avanti l'opera di ristrutturazione innalzando intanto il campanile fino all'altezza di circa 16 metri a fronte dei 37 dell’altezza originaria. La ricostruzione del campanile simboleggia il recupero dell'identità di questo piccolo borgo e il segnale di un forte miglioramento dell'offerta culturale della nostra città.

L'ex soprintendente Guglielmo Malchiodi aveva incaricato dei lavori l'architetto Rosa Mezzina una volta in forza alla nostra sovrintendenza mentre oggi lavora a Roma.

Gli interventi di recupero erano stati affidati all'impresa Barale e le prime operazioni hanno riguardato il consolidamento delle fondazioni originarie e l'ispessimento delle murature preesistenti dell'edificio. Sono i blocchi di quarzite della cava di Guamo e di Grotti Mocali la base per la ricostruzione del campanile.

Realacci, appresa la notizia della cessazione dei lavori al campanile, due mesi fa, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministero ottenendo un «impegno a completare

il campanile ma non in tempi rapidi». Intanto se ne sono andati cinque anni. Da quanto appreso dall’assessorato ai lavori pubblici, è sceso in campo il sindaco Marco Filippeschi che ha scritto una lettera di sollecito al ministro Lorenzo Ornaghi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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