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Sprofonda la chiesa di San Paolo

Mancano i soldi per le opere di consolidamento, nessuno sa quando il luogo di culto potrà essere riaperto

PISA. La chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno sta sprofondando e le sue mura stanno ruotando verso il fiume. È un vero e proprio sos quello lanciato dal parroco don Volpi. «Soldi non ce ne sono e la chiesa rimarrà chiusa a tempo indeterminato». Sperando che si salvi, aggiungiamo noi, visto che le navate interne alla chiesa che risale al IX secolo e custodisce gli affreschi di Buonamico Buffalmacco, sono totalmente impalcate a causa di cinque capriate marce. Già da gennaio quel gioiello di marmi e mattoni, è chiuso al culto e alle visite dei turisti. Prima però si trattava di tutta una serie di distacchi ornamentali dal tetto, cosa questa che ha portato alla chiusura ed al transennamento anche della via San Paolo. Ma poi i sopralluoghi della Soprintendenza hanno evidenziato veri e propri cedimenti e danni strutturali. «È un miracolo che una delle cinque capriate marce non sia crollata nella navata perché era appoggiata solo ad una mensola ornamentale», dice don Volpi.

Quello che è molto più preoccupante sono le torsioni delle mura che piegano verso l’Arno. Così come desta allarme lo sprofondamento di alcune pareti della chiesa. «Il tutto sta avvenendo in maniera irregolare – spiega don Volpi, premettendo di non essere un tecnico – perché per il restauro della chiesa avvenuto nell’immediato dopoguerra, sono stati usati materiali diversi e di riporto, quindi reagiscono in maniera diversa uno con l’altro».

A settembre finiranno i saggi del terreno per capire quanto stia sprofondando la chiesa. E finiranno anche i soldi. «Dopo sarà predisposto un piano di consolidamento e poi di restauro, ma resta da capire da dove e se arriveranno i finanziamenti».

Alla chiesa di San Paolo i pisani sono particolarmente affezionati tant’è che la chiamavano il “Duomo vecchio” ed i fratelli Taviani usarono quella facciata come sfondo di alcune scene di “Good morning Babilonia”. Accanto alla chiesa c’è poi la cappellina di Sant’Agata, che fu eretta per celebrare la conquista di Palermo da parte dei pisani.

«So bene che i miei concittadini sono legati a questa chiesa e conosco l’importanza artistica della stessa, ma per ora di soldi non ce ne sono, anche perché molte sono le chiese da ristrutturare sul territorio, anche e soprattutto in Emilia dopo il terremoto», spiega il parroco che cerca in qualche modo di nascondere una forte preoccupazione.

La Fondazione Pisa è già intervenuta su quella chiesa nel 2003 per il restauro degli affreschi attribuibili a Buffalmacco così come è intervenuta di recente per il recupero delle parti ornamentali lungo il perimetro dell’edificio.

Sempre don Volpi ci aveva segnalato la condizione pericolosa della piazza antistante la chiesa ma sul punto aggiunge:

«Lasciamo perdere, ora è prioritario salvare la chiesa».

La piazza, però, ora è vuota vuoi per l'eterno cantiere, vuoi perché le famiglie ci vanno di rado visto che è piena di buche, la pavimentazione è sconnessa e l’illuminazione è scarsissima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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