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L’uomo che dà il sorriso ai robot

Pisa, invenzione di un ricercatore: l’androide muove il viso e può esprimere sentimenti

PISA. Dalla fiction alla realtà per aiutare i bambini autistici. Tutti ricorderanno gli androidi “emotivi” del film “Blade Runner”. Ebbene, un ricercatore del centro Piaggio dell’ateneo pisano, Daniele Mazzei, appena trentenne, ingegnere biomedico ed originario dell’isola d’Elba, ha dato un “pizzico” di emotività in più ai robot attraverso un complesso sistema matematico che può muovere 48 muscoli virtuali della faccia del robot. Mazzei ci spiega il suo progetto che per ora si ferma a sei stadi emotivi: rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza, sorpresa.

Quando è iniziato il progetto?

«Il progetto Face - dice Mazzei - nasce nel 2008 con un finanziamento del ministero della salute con lo scopo di sviluppare approcci terapeutici e per la cura dell’autismo. I primi volti umanoidi sono stati costruiti in collaborazione con l’accademia delle belle Arti di Carrara».

Qual è aspetto innovativo del progetto?

«Face è un volto umanoide realizzato con una schiuma di silicone le cui proprietà risultano simili sia al tatto che nel movimento a quelle della pelle umana. Ha un cranio realizzato mediante una stampa di una tac tridimensionale di un cranio. Face è mosso da 32 motori che sono collegati mediante tendini artificiali in metallo e kevlar al volto siliconico in punti identificati a partire dall’anatomia facciale umana. I suoi muscoli virtuali muovono quindi il volto in modo simile a quello umano simulando la presenza di 14 muscoli per il movimento del collo e 48 per il movimento del volto. Face è dotato inoltre di 2 videocamere poste nei bulbi oculari, una in bassa definizione usata per l’identificazione delle persone e una in alta definizione usata per l’interpretazione delle espressioni facciali degli interlocutori e per l’analisi dell’ambiente. Le espressioni di Face sono generate grazie ad un particolare algoritmo da noi sviluppato chiamato Hfes (Hibrid facial engine synthesys) che permette ai terapisti di scegliere una combinazione di espressioni base tipo una via di mezzo fra felicità e stupore».

Perché dare espressioni emotive ai robot?

«Oggi i robot sono in grado di veicolare emozioni o per lo meno di tentare di farlo. L’obiettivo del “FaceTeam” è quello di studiare come noi esseri umani ci relazioniamo con queste entità sintetiche dotate di capacità emozionali. Quali sono le applicazioni di Face? Per quanto riguarda l’autismo, uno dei deficit maggiori delle persone affette da autismo consta in una difficoltà innata nell’interpretare lo stato d’animo delle persone con cui si relazionano. Questo comporta in genere enormi deficit sociali e relazionali. L’idea è di usare Face come una sorta di display emozionale che il terapista può usare in maniera semplice per simulare degli scenari sociali in cui il bambino è guidato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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