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Il sindaco Filippeschi pronto a guidare Pisa per la seconda volta

Comincia la campagna per le amministrative del 2013 In ballo nuove alleanze, messaggi a Sel e ai centristi

PISA. «Cambiare». E’ la parola-chiave. «Cambiare ancora per essere sempre più una città europea», dice Marco Filippeschi. «Io sono disponibile e ringrazio la coalizione che mi chiede di farlo». Ecco l’annuncio, di sicuro non a sorpresa. Ma ora il dado è tratto: Filippeschi si (ri)candida a sindaco. Gli viene chiesto e dunque niente primarie, anche se sia dentro il Pd, il suo partito, che tra gli alleati o possibili alleati certe voci si erano sollevate. All’assemblea di ieri alla Corte Sanac, a Porta a Mare, sono stati fissati diversi paletti. Filippeschi può contare sulla sua maggioranza attuale: Pd, Idv, Psi e lista civica. E’ il punto di partenza, però ce ne sono anche altri come l’appello ad allargare la maggioranza, con Sel più volte chiamata in causa, e il “decalogo” delle cose da fare.

Pisa chiama Europa. «Abbiamo fatto questa assemblea in Corte Sanac, a Porta a Mare, perchè questo quartiere è un simbolo del rinnovamento urbano di Pisa. Qui intorno a noi sta cambiando tutto», l’inizio di Filippeschi. Che spinge sull’acceleratore: «Non siamo appagati dal cambiamento che si vede, vogliamo altri cambiamenti, da città europea». Quell’Europa che «in soli due anni - sottolinea - ha concesso a Pisa investimenti per 52 milioni di euro. Avere in città 1.100 milioni di euro di progetti già in cantiere o finanziati è una grande prova». Ancora, guardando al futuro, «nessuna idea per quanto ambiziosa sia, come il progetto caserme o il recupero del vecchio ospedale Santa Chiara o il Museo delle navi antiche, deve rimanere indietro».

Alleanze politiche. Su questi obiettivi, dice il sindaco, «misureremo le possibili convergenze con altre forze che non sono nella nostra maggioranza, ma che hanno dato segni sensibili e sinceri di attenzione». Questo è avvenuto «a sinistra, con atti significativi di Sel». Ed è avvenuto anche «con posizioni esplicite di forze di centro che cercano il dialogo». Il messaggi politici sono numerosi. Ad esempio, «non sarà possibile governare con chi a Pisa, in contraddizione rispetto a ciò che avviene in Regione o in altri Comuni vicini, si è opposto a scelte fondamentali e vorrebbe fermare la città, come nel caso di Ikea». Dunque, aperture sì, ma gli eventuali nuovi alleati devono essere consapevoli della cornice in cui inserirsi.

Il decalogo. E infatti «il decalogo che presentiamo è già un punto di riferimento sui contenuti», rimarca Filippeschi. Ma ecco, per punti, quello che dovrà essere Pisa. Una città che «crea nuovo lavoro e combatte la precarietà» attraverso «un patto per la crescita sostenibile fondata sull’innovazione e sulla qualità urbana». Una città che sia «europea, centrale nella Toscana Costiera» e con «lo sviluppo dell’aeroporto come carta in più da giocare, non da soli, ma con Lucca (pensandoci come un’unica offerta) e con la Toscana». Una città «con la nuova pianificazione integrata»; che «innova i suoi grandi servizi metropolitani ed i servizi educativi e sociali»; che «costruisce integrazione e dialogo con i nuovi cittadini e che dà le regole per un patto di convivenza, fatta di quartieri vissuti e sicuri e di nessuna periferia»; che «rilancia il suo mare e e riscopre il suo fiume»; che «dà efficienza ai servizi a rete» e che fa da «motore della Toscana, con la riforma delle istituzioni locali, oltre il piano strategico dell'area pisana, per un nuovo comune di 200mila residenti e una nuova democrazia municipale». E ancora una «città che sviluppa i suoi Ctp, che guarda alla semplificazione per cittadini ed imprese». Una città «dei valori e dei diritti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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