L’architetto mancato diventato per caso mago dell’economia

Umberto Bertini raccoglie onori dopo una vita tra i bilanci di ministeri, presidenza del Consiglio, enti e aziende private

    di Davide Guadagni

    PISA. Questa è la storia di un uomo bello. Umberto Bertini lo è. Innegabilmente. Lo è sempre stato, del resto. Un attore, diciamo, che però invece di nascere dove nascono gli attori (Chicago, Londra, Parigi, in genere), nasce a Patrignone frazione del comune di San Giuliano Terme. Il suo nonno ha lì la bottega di alimentari, però.

    Da subito mostra una certa propensione per il nomadismo e presto si trasferisce a Molina di Quosa. Non per molto però e, all'età di 11 anni, affronta la metropoli: Pisa. Suo padre, infatti, cancelliere del locale tribunale, ottiene lì una casa popolare a riscatto e la famiglia, armi e bagagli, si insedia in quel di Porta a Lucca.

    Umberto è bravo, ma quando si tratta di scegliere la scuola superiore (lui vorrebbe fare il Classico) stringenti ragioni economiche inducono il padre a imporsi e gli viene tracciata la strada della vita: sarà geometra.

    Lui, per non perdere il piacere dello scrivere, però, decide di collaborare a una prestigiosa testata locale e, a 15 anni, è praticante al Tirreno. Ne conserva ancora le prove e ci mostra il tesserino firmato da Athos Gastone Banti che, per chi non lo sapesse, è stato quello che, a suo tempo, ha cambiato nome e indirizzo a questo giornale.

    Nonostante la frequentazione di certi ambienti si diploma brillantemente geometra e, per compiacere un padre con l'ansia del posto fisso (era un tempo lontano in cui esisteva ancora), fa subito due concorsi: uno per cancelliere e l'altro per segretario comunale. Li vince entrambi, ma sceglie una terza via: «Volevo laurearmi, e l'unica facoltà che mi era consentita tra quelle pisane era quella di Economia e lì andai».

    Lo dice svelandoci il rimpianto di non essere diventato architetto come avrebbe desiderato. Facendo pratiche da geometra si mantiene agli studi.

    Già da studente si distingue e diventa presidente dell'Oriup un'organizzazione di giovani cattolici progressisti. Si laurea e subito è assistente del suo professore e qui inizia un'inarrestabile carriera.

    Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, si appassiona anche alla politica. «Ero convinto che fosse la forma espressiva più alta dell'essere umano», precisa senza enfasi.

    Dal 1966, siede sui banchi del consiglio comunale pisano nelle file democristiane. I suoi sodali sono Elia Lazzari e Roberto Misuri, i cattolici di sinistra che furono il fulcro del famoso ribaltone del 1972.

    Dal 1969, per volere del magnifico Alessandro Faedo, diventa presidente dell'Opera universitaria pisana. In quel consiglio siede anche un altro giovane pieno di speranze, si chiama Massimo D'Alema.

    In quel ruolo si incontra scontrandosi (al tempo era l'unico modo) con tutti i leader della contestazione pisana.

    Sopravvive e, già nel 1973, non solo è in cattedra, ma diventa contemporaneamente preside della sua facoltà. Non ha ancora compiuto 37 anni (lo so, vista con gli occhi di oggi sembra una storia di fantascienza).

    La guiderà fino al 1981.Intanto, lasciati i banchi del consiglio comunale, si dedica a una più divertente e remunerativa carriera che inizia facendo le pulci ai partiti, su incarico del Parlamento, come membro del collegio dei revisori dei loro bilanci.

    Dopo quell'esperienza formativa e carica di buone relazioni arriva il resto. Per raccontarlo inizia dicendo: «Ho prestato la mia opera per...» e il povero cronista, su cui si riversa un profluvio di nomi, non può che riportarne alcuni: Presidenza del Consiglio, Ministero dell'Economia, Ministero del Commercio Estero, Consob, Enel, Eni, Iri, Imi, Anas, Rai, Zecca dello Stato.

    Ma non finisce qui - aggiunge minaccioso - e ci informa di aver poi ricoperto la carica di presidente del collegio sindacale per Capitalia, Unicredit, Fineco, Alitalia, Gepi, Fonit Cetra e altri.

    Per ragioni di spazio rinunciamo a citare i consigli di amministrazione (roba da far impallidire Pierfrancesco Pacini), ma non possiamo non citare le sette monografie e gli ottanta saggi di cui è stato autore.

    Una vita piena di impegni, insomma, di cui, adesso che è in pensione, riceve i riconoscimenti. Alcuni recenti, Il 26 di aprile scorso il rettore Massimo Augello, già preside di Economia, gli ha consegnato la nomina del Ministero a "Professore emerito" (è il primo nella storia della sua facoltà a Pisa). A dargli l'ordine del Cherubino ci avevano già pensato nel 1985 e Carlo Azeglio Ciampi, motu proprio, nel 2005 aveva provveduto a nominarlo Cavaliere di Gran Croce. Insomma, per questo geometra mancato architetto, non c'è male.

    L'occasione è ghiotta e, visto che ci siamo, la cogliamo per fare qualche domanda al pluridecorato professore sull'attuale stato dell'Economia.

    Come vede la contingenza economica internazionale?

    «E' terribilmente complessa a causa di una interminabile serie di problematiche strutturali delle economie dei vari paesi, industrializzati e non, aggravate da comportamenti anomali dei diversi capi di stato e di governo e dalla ideologizzazione di molti fenomeni».

    Condivide le ricette del governo Monti ?

    «Condivido molto di quello che sta facendo Monti, ma ritengo che manchino al governo le condizioni per poter operare in modo razionale e sistemico secondo una visione di lungo periodo».

    L'euro è un salvagente o un'ancora ?

    «Tutte e due, dipende dai momenti e dalle prospettive di crescita dell'economia. Però non dev'essere né un'ancora né un salvagente, ma soltanto uno strumento per semplificare e migliorare le condizioni di vita dell'Europa. E' ovvio che necessita di essere inserito in un contesto economico e politico unitario. E'questo che manca».

    La spending review è una soluzione praticabile ?

    «É senz'altro una buona soluzione, basterebbe che Monti riuscisse a imporla ai partiti e a realizzarla davvero in modo convincente».

    Tutto questo ce lo racconta, con una manualità quasi virtuosa, attraverso il suo inseparabile iPad che raccoglie grafici e tabelle. Nonostante all'anagrafe risulterebbe aver superato i tre quarti di secolo, sembra un ragazzo, entusiasta, lucidissimo, aggiornato ma, soprattutto, con i capelli candidi sull'abbronzature perenne, è sempre maledettamente bello.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    15 luglio 2012

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