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Eccidio della Romagna morti senza giustizia

Il tribunale militare di Roma ha emesso sentenza di non luogo a procedere il maresciallo delle Ss che dette l’ordine di eseguire la strage è deceduto

 

PISA

Non luogo a procedere. Con questa sentenza si è chiuso ieri a Roma il caso sull’eccidio della Romagna, la strage avvenuta nel 1944 dopo un rastrellamento a Molina di Quosa. Il responsabile di quei terribili avvenimenti, infatti, il maresciallo delle Ss Josef Exner, classe 1911, di origine polacca, è morto nel 1995. A mettere fine all’azione promossa da enti locali pisani e lucchesi e dalla Regione è stato il certificato di morte, giunto nell’udienza che si è tenuta ieri davanti al tribunale militare di Roma. Il maresciallo, che all’epoca aveva 33 anni, oggi avrebbe dovuto avere più di un secolo. Di fatto è mancato 17 anni fa.

Nell’agosto del 44 a Molina di Quosa, nella località detta La Romagna, sulla strada che porta ai Quattro Venti, furono radunate trecento persone, fra cui donne e bambini, per una rappresaglia su civili inermi dovuta alla sola segnalazione, da parte di repubblichini, della presunta presenza di partigiani della Brigata Nevilio Casarosa sui Monti Pisani. Parte di questa gente, le donne e i bambini, riuscirono a salvarsi; altri 69, 68 uomini e l’insegnante di lingue Livia Gereschi, 34 anni, figura di spicco della storia della Resistenza, furono trucidati nelle campagne fra Pisa e Lucca l’11 agosto; mentre un altro centinaio dei rastrellati morì nei campi di lavoro per la costruzione della Linea Gotica e in campi di concentramento in Germania. A ridosso dei fatti un’inchiesta fu avviata dagli inglesi e dai carabinieri, ma non si arrivò mai all’individuazione dei responsabili e fu archiviata. È stato possibile riaprire questo terribile capitolo della storia locale grazie al Progetto Memoria portato avanti negli anni dal Comune di San Giuliano insieme all’università di Pisa, che ricostruì come a dare l’ordine fosse stato Exner. Supponendone appunto l’avvenuta scomparsa, il pm del tribunale militare di Roma aveva chiesto una nuova archiviazione dei fatti, richiesta respinta dal gip Luca Massimo Baiada, che avceva deciso di procedere comunque e indagare. In altri casi, come ad esempio per Sant’Anna di Stazzema, è stato chiamato a rispondere in via risarcitoria lo stato tedesco, ricorso in atto fino alla poco tempo fra, ma la fine di ogni speranza è stata siglata dalla recente decisione delle corte di giustizia dell’Aja. Dopo 67 anni, avevano chiesto giustizia costituendosi parte civile i Comuni di San Giuliano e Vecchiano, per il territorio pisano, e di Massarosa, per la Lucchesia, e ancora le Province

di Pisa e Lucca, la Regione Toscana e l’Anpi.

Con loro uno dei testimoni diretti dei fatti e sette discendenti delle vittime del massacro, assistiti in questa loro battaglia legale da un pool di avvocati fra cui Andrea Callaioli e Luigi Bimbi.

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