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Qui c'è in piccolo ciò che il mondo è in grande ed educa ad essere aperti

PISA. A Bari dici Nichi e non importa aggiungere altro per sapere che ti riferisci a Vendola. Ma anche se dici "il pisano" tutti capiscono che parli di Nicola Fratoianni, 38 anni, un fisico asciutto e giovanile, il volto da eterno studente.  Nichi e "il pisano" che da sette anni è protagonista di un'avventura entusiasmante, a fianco di Vendola, di cui è uno degli amici più cari, il consigliere politico e assessore regionale. Il suo viaggio cominciò su un'auto che percorreva gli ottocento chilometri che dividono Pisa da Bari, un giorno di autunno del 2004. Fratoianni fu mandato dal suo partito, Rifondazione comunista, ad organizzare la campagna elettorale delle regionali in Puglia.  «Avevo portato con me pochissime cose - ricorda Fratoianni - quando nella conversazione, nel sentir parlare Vendola con tanta passione, mi venne spontaneo fargli una domanda: Nichi, perché non ti candidi?». Da quel momento la storia di Nichi e Nicola diventa una sola, si dipana lungo l'asse di una sinistra che predica unità e che si divide su tutto, sugli sgarbi e le pacificazioni, ma anche su alcune scommesse vinte. E che ha ancora qualche pagina importante da scrivere. Nicola Fratoianni è figlio unico di padre molisano e madre garfagnina. Ma lui si sente pisano a tutto tondo, perché qui è cresciuto, ha studiato liceo scientifico "Buonarroti", si è laureato in filosofia al collegio Ricci. Pisa gli manca, anche se a Bari sta bene. Spesso torna a ritrovare i genitori, che abitano in via Sant'Antonio: «Mi faccio una passeggiata sui lungarni, li preferisco a corso Italia o a Borgo Stretto. Riassaporo il gusto dei luoghi che conosco. Gli amici e le relazioni di un tempo non ci sono più, ma questo è comprensibile. Però vedo piazza Garibaldi, mi tornano in mente le discussioni, i bicchieri di vino magari di quarta categoria».  I ricordi affondano nel tempo. Tra le cose meno piacevoli Nicola ricorda l'umidità, la casa senza termosifoni. la bronchite asmatica che lo fece tribolare da bambino, "tanto che i miei genitori mi mandarono per un periodo di tempo da uno zio in lucchesia, a mo' di sanatorio per i polmoni". E poi gli anni felici dell'adolescenza, «quel maresciallo dei carabinieri che mi insegnò a giocare a ping pong».  Nicola frequenta la parrocchia e nella Casa del mutilato incontra,un anziano signore, di grande umanità, ex maresciallo dei carabinieri, impegnato nel sociale e appassionato di tennis da tavolo. A lui a farlo giocare, a insegnargli i primi colpi.  «Poco dopo ci spostammo a giocare in una chiesa sconsacrata - dice Nicola - in via della Qualquonia, dietro piazza San Paolo a Ripa d'Arno. Imparai alla svelta, non ero niente male, sono arrivato alla serie B. Adesso la squadra si è trasferita a Porta a Mare, chissà se c'è ancora qualcuno dei miei vecchi compagni».  Il liceo scientifico, l'incrocio con la politica. Nicola Fratoianni aderisce ai Collettivi studenteschi, poi arriva all'università, un mondo a parte.  «Fare l'università a Pisa è un privilegio - dice Nicola - perché ti ritrovi a vivere in una città che essendo sede di istituzioni ambite a livello internazionale, come il Sant'Anna e la Normale, è in piccolo ciò che il mondo è in grande. Gente che proviene da ogni parte d'Italia, esprienze diverse, storie, curiosità. Era una gran bel vivere, che mi ha educato all'apertura mentale e alla diversità. Pensa che io non ho mai odiato i livornesi».  In questo clima molto aperto l'impegno politico di Nicola si intensifica, insieme agli studi. La laurea il filosofia arriva insieme alla lotta antagonista. È il momento del dopo-Pci, chi imbocca una strada riformista, chi si sente stretto nella vecchia politica e cerca nuovi orizzonti. Nicola è in prima linea nelle manifestazioni pacifiste, ma anche davanti alle fabbriche. Ha visto la casa del popolo di Porta a Mare intitolara alla pace e al lavoro e allora si ritrova ai cancelli della Piaggio, della Lucchini di Piombino, all'ingresso della base americana di Camp Darby quando scoppiano le guerre nel mondo arabo.  L'impegno politico e le lotte sono il pane di tutti i giorni. Il partito di riferimento è quello di Bertinotti, ma gli entusiasmi giovanili guardano a un largo fronte movimentista che qualcuno, in epoca di un presunto risorgente brigtatismo, associa al partito armato. Ma il nome di Nicola non si può spendere se non per operazioni di discredito che durano lo spazio di un mattino. Siamo ai tempi dell'uccusione di Galesi e dell'arrresto di Desdemona Lioce. Nicola è segretario dei giovani del Prc e portavoce dei Disobbedienti. Ed è una voce inequivocabile: «A chi si definisce brigatista e terrorista dico: stateci lontani perché loro sono nostri nemici e noi siamo loro nemici. Allo stesso modo diciamo ai Ros: stateci lontani, noi continueremo a costruire un conflitto, no all'accostamento tra movimento e terrorismo».  Fratoianni va a Roma, chiamato da Rc: «Per me fu un vero trauma, un impatto disastroso. I romani, così schivi e sornioni, una città complicatissima. Per uno come me che veniva da una città umana come Pisa era come vivere in una perenne dimensione di immigrato». Ma venne il momento di andare a Bari. La distanza con Pisa aumenta, ma non ci sono soltanto gli 800 chilometri di autostrada. C'è una proprio una diversa condizione politica: «Rispetto alla Puglia, la cui struttura sociale è per così dire fluisa,, la Toscana mantene una solida rete di realtà storiche, associazioni, partiti, istituzioni che hanno il pregio di produrre anticorpi di democrazia e civiltà Nello stesso tempo però si determinano conformismi che lasciano poco spazio alla creatività e al coraggio. Alla fine è più facile trovare militanti al sud che al centro nord dove la sinistra è spesso al governo».  Da 14 anni Fratoianni non è più a Pisa, sette li ha trascorsi a Roma, altrettanti a Bari. In Puglia ci sta bene e non soltanto perché il clima è asciutto e secco, ma anche perché è al centro di un progetto politico affascinante.
Tutti dicono che la forza Vendola sta nella capacità di fare della politica una narrazione avvincente e tanti vedono nel "pisano" l'uomo capace di disegnare i grandi scenari della rivoluzione nella felicità.

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