Indennità anche allo straniero

Una disabile albanese vince la battaglia contro l'Inps

     PISA. Nella gerarchia delle fonti del diritto le norme europee sono sovraordinate alla legge italiana: è grazie a questo principio che il giudice del lavoro Elisabetta Tarquini ha potuto condannare l'Inps a corrispondere ad una cittadina straniera albanese, regolarmente soggiornante in Italia, ma ancora in attesa della carta di soggiorno, l'indennità di accompagnamento.  Si tratta di un assegno di 480,47 euro mensili che lo Stato, tramite l'ente previdenziale, corrisponde a tutti coloro che hanno incapacità di deambulare o necessità di assistenza continua.  Il caso trattato dal giudice è quello di una cittadina albanese che a novembre del 2007 aveva chiesto di poter usufruire dell'indennità di accompagnamento. Richiesta respinta dall'Inps ad aprile del 2008, in quanto, secondo l'ente previdenziale, la donna poteva ancora godere di una certa autonomia.  La signora albanese, accompagnata da parenti, si è rivolta agli sportelli di Inas, il patronato della Cisl, che ha contestato la decisione dell'Inps, avviando una vertenza. La donna è stata assistita dall'avvocato Paolo Bartalena dello studio Cerrai.  Nel contraddittorio il giudice del lavoro Tarquini si è affidato alla consulenza tecnica di un medico, che ha sottoposto a visita la signora albanese riconoscendo i presupposti sanitari per l'erogazione della prestazione e dando così ragione a invalida, parenti e patronato.  La questione si è spostata, allora, in punto di diritto, perché - come ricorda Donatella Paolinelli, direttrice del patronato Inas - «l'Inps si è rifiutato di corrispondere alla nostra assistita l'indennità di accompagnamento, appellandosi al comma 19 dell'articolo 80 della legge finanziaria del 2001, secondo cui le prestazioni assistenziali (indennità di accompagnamento, pensione di invalidità civile, assegno mensile di invalidità, assegno sociale) spettano solo agli stranieri provvisti della carta di soggiorno».  Decisione contestata dall'avvocato Bartalena che invece ha chiesto «la disapplicazione di quella legge, facendo riferimento alle norme europee».  Dei giorni scorsi la sentenza del giudice del lavoro pisano, che ha dato ragione alla donna albanese, decidendo di disapplicare la legge italiana, «in quanto contraria al generale principio di discriminazione - ricorda ancora Paolinelli - sancito, tra l'altro, dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, resa esecutiva in Italia nell'ormai lontano 1955».  Commenta l'avvocato Paolo Bartalena: «Quella che abbiamo di fronte è una sentenza importante, perché afferma il principio di non discriminazione: il giudice nazionale non deve applicare la norma interna quando è contraria a tale principio. Ne deriva che, secondo la sentenza del tribunale di Pisa, non è necessario disporre della carta di soggiorno per i cittadini extracomunitari per poter usufruire dei benefici assistenziali».  Plaudono alla sentenza l'Anolf, Associazione nazionale oltre le frontiere, ed il segretario generale della Cisl Gianluca Federici: «La nostra assistita vive regolarmente in Italia da qualche tempo e, sia pure in attesa di carta di soggiorno, non doveva essere discriminata. Esemplare, dunque, la sentenza del giudice Tarquini».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    26 febbraio 2011

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