Quotidiani locali

Una moneta locale per la solidarietà

Debutta la "Promessa": sarà usata per il baratto di beni e servizi

PISA. Non è nostalgia dei tempi in cui Pisa aveva la sua zecca e batteva moneta. Ma una sfida socio-culturale ed economica per affrontare tempi di crisi e rinsaldare le comunità locali. Con questo spirito cittadini e associazioni in molte città del mondo stanno creando monete locali e complementari alla valuta ufficiale.

Anche a Pisa l'associazione culturale "La colonna di Traiano" (nata nel 2008) sta lavorando da un anno per realizzare un progetto in tal senso. «Abbiamo ideato una banconota che ha il valore di un'ora di lavoro, cioè 7 euro e 50 cent - spiega Traian Vinasi, fondatore dell'associazione che conta 200 iscritti - che permette alle persone di scambiarsi beni e servizi».

La moneta pisana si chiamerà Promessa, un nome che vuole evocare il rapporto di fiducia che lega la comunità di persone che la utilizzeranno. In sostanza un baratto indiretto, che funziona in modo analogo alla banca del tempo. Solo che in questo caso non si scambiano solo saperi e servizi, ma anche beni materiali. Cittadini, produttori, imprenditori ed esercizi commerciali avranno la possibilità di iscriversi a un sito Internet (al momento ancora in costruzione), e di offrire le proprie proposte di scambio.

Un esempio: posso offrire le verdure del mio orto, farmele pagare in moneta locale e usare le "promesse" incassate per acquistare un'ora di ripetizione privata da qualcuno che la offre sul sito. «Questo circuito - continua Traian - consente di rispondere ai tanti bisogni che in tempi di crisi rimangono insoddisfatti, perché molti soggetti non dispongono del potere di acquisto per accedere al mercato. Uno dei suoi effetti positivi è anche quello di incentivare lo sviluppo per i produttori locali, da cui i cittadini potranno fare acquisti grazie a questa possibilità di scambio».

Ancora, secondo i promotori, l'utilizzo di questo sistema potrebbe permettere di trasformare le spese pubbliche passive in spese attive: per esempio, le indennità di disoccupazione versate in parte con queste unità di conto, diventano creatrici di servizi invece di essere unicamente usate per i consumi. Il progetto sta andando avanti a tutta velocità.

Proprio pochi giorni fa l'associazione ha incontrato i rappresentanti del Distretto di economia solidale e undici dei produttori locali che fanno parte del circuito del Gas (Gruppo d'acquisto solidale) del Newroz, che si sarebbero dimostrati interessati. Fredde invece le istituzioni. Ma l'associazione non si arrende. «Ci piacerebbe che anche l'amministrazione locale fosse membro della nostra rete - afferma Traian -. Si potrebbero infatti contabilizzare i servizi resi da parte dell'amministrazione pubblica e, in cambio, potremmo organizzare e sviluppare un pacchetto di servizi di base da rendere, iniziative culturali ad esempio».

Al momento sono già state stampate 2.000 banconote, ma non saranno messe in circolazione finché l'associazione, che ha già avuto modo di confrontarsi con la Guardia di Finanza, con la Direzione provinciale del lavoro e con la Banca d'Italia, non avrà ricevuto il parere positivo anche dell'Agenzia delle Entrate. «Si tratta di un'iniziativa senza scopo di lucro e lo scambio di beni e servizi non è considerato lavoro in nero, ma un'azione di solidarietà e volontariato», dice Traian.

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