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Il futuro è l'internazionalizzazione

Ecco la Normale di Beltram: studenti e formazione anche all'estero

 PISA. Collaborazione con le istituzioni, valorizzazione del talento e, soprattutto, internazionalizzazione. Sono i tre pilastri su cui Fabio Beltran, direttore della Normale dal prossimo primo novembre, ha disegnato il futuro della "sua" scuola.  Il tutto sempre in funzione degli studenti, più volte evocati nell'intervento tenuto al teatro Verdi di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Un saluto speciale ai nostri diplomandi, che hanno completato con successo il corso ordinario negli ultimi due anni».  Beltram propone alla platea «un'istantanea della Scuola di oggi e l'evoluzione di questa immagine nei prossimi anni».  Lo aveva annunciato a maggio, subito dopo l'elezione che lo ha proclamato ventunesimo direttore a Palazzo della Carovana. E lo ha ribadito ieri: «L'internazionalizzazione degli allievi e del loro percorso formativo è obiettivo fondamentale e dovrà essere perseguito anche con azioni di promozione e reclutamento all'estero».  Perché la scuola è cambiata in due secoli insieme all'Italia («imperiale, granducale, unita nel Regno e infine nella Repubblica»). Per restare al passo coi tempi «sapremo governare questo processo e conservare la nostra funzione per l'intero Paese in una prospettiva sempre più europea».  Senza perdere gli attuali punti di riferimento, come per esempio la Regione Toscana: «Siamo confortati dai segnali che il presidente Enrico Rossi ha voluto mandarci. A lui confermiamo tutta la nostra collaborazione e supporto». E come la sorella "minore": «Negli ultimi vent'anni, poi, abbiamo avuto un importante compagno di cammino nella Scuola Superiore Sant'Anna. Con questa Scuola e con l'Università di Pisa dovremo riflettere a fondo sul sistema formativo pisano in una prospettiva sempre più internazionale».  Il domani, però, nasce dai «capisaldi di sempre: merito e valorizzazione del talento. Oggi e nel futuro ci sono gli allievi, i normalisti, con il loro impegno e la loro straordinaria motivazione».  Risultato anche del direttore uscente, Salvatore Settis: «A lui il nostro saluto affettuoso e il grazie per una direzione lunga, sapiente e di grandissimo impatto!».  In questa visione programmatica, Beltram non nasconde le difficoltà, quella riforma il cui spettro aleggia sul clima di festa: «Sempre sullo sfondo vediamo anche un sistema formativo, e le università in particolare, in profonda trasformazione. Ahimè sappiamo che non possiamo contare sulla continuità di una guida coerente per questa trasformazione».  Ancora: «Le nostre scelte sono condizionate da una selva di restrizioni tra bizzarre formule per il calcolo dei punti organico spendibili e bilanci in contrazione».  Quindi non sono scelte facili: «Con queste noi indirizzeremo alcuni dei migliori talenti del paese: una responsabilità grandissima. Ma non solo, forse dovremo mettere in salvaguardia dei settori culturali, qualche volta anche in solitudine e contro le mode
del momento».  E allora Beltram chiude: «Signor Presidente, mi consenta di porre il quesito. Il Paese utilizza al meglio il potenziale straordinario da noi rappresentato e l'investimento di risorse e intelligenze che è la Normale?».  

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