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Chiesta la condanna a due anni per Corradini

Accuse di plagio e calunnia fra lui e una ricercatrice, ma per il pm l'autore è un terzo

 PISA. Due anni di condanna per il professor Domenico Corradini, 68 anni, noto studioso del nostro ateneo, ex docente di filosofia del diritto alla facoltà di giurisprudenza, oggi in pensione, e due anni per una sua ex allieva, Adriana Prizreni, 43 anni, di Tirana, oggi ricercatrice alla facoltà di Legge di Lecce. Più 1500 di multa per lui e 200 per lei. È questa la richiesta che il pm Giancarlo Dominjanni, in un lunga requisitoria, ha fatto ieri, in tribunale, al giudice monocratico Luca Salutini, nelle fasi conclusive del processo in cui i due sono accusati di plagio e reciprocamente di calunnia. La ricercatrice accusò il prof di aver copiato un suo lavoro, lui si difese presentando un dischetto che doveva provare come foose stato lui a fornirle il materiale necessario, mentre l'inquirente scoprì che il lavoro originario da cui partirono le due opere, addirittura con gli stssi errori di battitura, era la tesi di laurea di un massese laureatosi a Pisa, ignaro di tutto.  Il docente è difeso dagli avvocati Grassini e Caroleo Grimaldi di Roma, la ricercatrice dall'avvocato Calabro di Lucca. Parti civili figurano tutti: i due imputati e l'autore della tesi che l'accusa ritiene riciclata dai due, Gianluca Carleschi, assistito dall'avv. Angelo Scarano di Massa.  Il processo è stato quindi aggiornato a fine ottobre per le repliche e la sentenza.  I fatti sono singolari. Nel 2004 la dottoressa Prizreni presenta, per la tesi di dottorato, a Lecce, un lavoro sul diritto orale albanese, il Kanun, che si intitola «Identità e differenze: l'Albania e il suo Kanun». Dopo quella data il professor Corradini pubblica, sul sito del seminario giuridico dell'università, un lavoro dal titolo «Diritto consuetudinario albanese», che verrà sequestrato dalla procura durante le indagini, nel 2006. Quando la ricercatrice querela Corradini accusandolo di plagio, lui consegna al pm un
dischetto, che, come scopre la polizia giudiziaria, era uscito dal pc di un giovane massese, Gianluca Carleschi, all'oscuro di tutto, oggi impiegato nell'agenzia di pratiche auto del padre: la sua tesi, che risale al 2002, si intitola «La vendetta di sangue nel Kanun di Lek Dukagjni». C.V.

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