Un presidio davanti alle Sughere per ricordare la morte di Lonzi
PISA. I familiari di dodici detenuti morti nelle carceri italiane incontreranno la città sabato, alle 16, sulla terrazza "Leo caffè" della stazione Leopolda. Un incontro «per dare voce a queste persone», promosso dalla sigla Zone del silenzio. Ci saranno i genitori di Stefano Cucchi e di Giuseppe Uva, i due casi di morti durante la detenzione che recentemente hanno avuto maggiore risalto; invierà un messaggio di solidarietà Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, il manifestante caduto durante gli scontri del G8 2001 a Genova. E, ancora, parteciperanno i familiari di Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio, Marcello Lonzi, Riccardo Rasman, Stefano Frapporti, Aldo Bianzino, Francesco Mastrogiovanni, Simone La Penna e Bledar Vukaj. Durante l'iniziativa, dal titolo "Verità una, giustizia nessuna", saranno raccontate le storie di questi ragazzi, che la pisana Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, riassume in una frase: «Mio figlio non era un santo, ma non per questo doveva morire in galera». E le storie dei processi celebrati per fare luce su quegli episodi, quasi sempre conclusi con archiviazioni: Diego Baldini, uno dei portavoce dell'organizzazione, lamenta «gli insabbiamenti operati da uomini in divisa al servizio dello Stato»; e anche una delle sentenze sui fatti di Genova denunciava la scarsa collaborazione delle Forze dell'ordine. Pertanto, sotto accusa è non tanto e non solo il sistema giudiziario «nel quale abbiamo perso fiducia», quanto le scelte sulle politiche carcerarie: a fronte di 43 mila posti nominali, la popolazione detenuta al momento supera le 64 mila unità. Quando c'è sovraffollamento, le condizioni di vita peggiorano ed è più facile "l'incidente". Prosegue Ciuffi: «Se vogliono, sabato ben vengano sindaci e magistrati! Il 2 novembre 2009 ho scritto anche al ministro Angelino Alfano per avere giustizia, ma non mi ha risposto». Al termine dell'incontro, ci sarà un aperitivo e sarà annunciata l'intenzione di ricorrere a tutti i gradi di giudizio e se necessario anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo, a Strasburgo, pur di arrivare «alla verità e alla giustizia».
G.C.
21 aprile 2010