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Il Pisa poteva essere salvato

Citata in giudizio la Federcalcio: è stato nominato un consulente Approvato il primo piano di riparto per 1.744.000 euro

PISA. Il primo agosto 1994 la Figc cancellava il Pisa Sporting Club dal calcio professionistico per «parziale mancanza ricevute liberatorie e parere negativo Covisoc per eccedenza di indebitamento».
 Si azzerava così il patrimonio sportivo e in conseguenza di ciò tutti i giocatori si svincolavano gratuitamente. Romeo Anconetani non poteva più realizzare il denaro necessario per fare fronte ai debiti e il 31 ottobre dello stesso anno, con il Pisa in Eccellenza, la società veniva dichiarata fallita. Il fallimento fu dichiarato per 27 miliardi e 460 milioni di lire (14 milioni 180mila euro di oggi), ma la cancellazione ad agosto era avvenuta solo per 2 miliardi 850 milioni di lire (meno di un milione e mezzo di euro).
 Romeo non si riprese più da quel dramma, la ferita sportiva per la città non è mai stata sanata anche se ora siamo di nuovo in B, ma oggi almeno allenatori, giocatori e dipendenti del vecchio Pisa Sporting club hanno cominciato a vedere i soldi: il lungo e meticoloso lavoro del tribunale fallimentare e del curatore Giampaolo Taccola Vanni ha permesso di recuperare parte dell'attivo e a compilare il primo piano di riparto. Fra l'altro un bel mucchio di euro potrebbero arrivare addirittura dalla Figc: la federazione, che nell'agosto del 1994 condannò a morte il Pisa di Romeo, è stata citata in giudizio dalla curatela fallimentare, che chiede al Tribunale di accertare eventuali responsabilità extra contrattuali della Federazione Italiana Giuoco Calcio, in solido con gli amministratori e sindaci della società fallita.
 Le colpe della Figc. Con la legge 586 del novembre 1996 furono cambiate le regole amministrative del calcio italiano, adeguandole a quelle comunitarie, ma soprattutto furono ridotti i poteri di controllo della Covisoc. Con il significato evidente che prima di questa legge, la stessa Covisoc era deputata a vigilare e controllare sulla gestione delle società professionistiche. Il fallimento, che arrivò ad ottobre del 1994, poteva essere evitato: se ad agosto fosse stato dato il tempo a Romeo di ripianare il debito con Lega e Figc vendendo i giocatori, il Pisa sarebbe ripartito dalla C1 ma soprattutto non si sarebbe visto azzerare il parco giocatori. Il giudizio civile in primo grado è tuttora pendente e il Tribunale ha nominato un Ctu (consulente tecnico d'ufficio).
 L'attivo fallimentare. Ma dove sono pervenuti i soldi per pagare (proporzionalmente) i creditori del vecchio Pisa Sc? I primi 270 milioni di lire furono versati da Posarelli, Gerbi, Meliani e Barachini nel 1995 per acquisire il titolo sportivo in Eccellenza; altri soldi sono stati recuperati dal Tribunale fallimentare (il giudice di allora era Di Filippo, quello attuale è Leonardo Magnesa) tramite la curatela, vendendo le automobili, i pullman e tutte le attrezzature che erano in possesso della società e recuperando crediti esigibili dello stesso sodalizio.
 Il passo successivo è stata la vendita all'asta, recentemente effettuata, della sede di via Risorgimento, quindi la vendita del campo Arno, aggiudicato nel mese scorso alla G&G costruzioni, società formata da due imprenditori pisani, per 76.500 euro: in prima battuta si era presentato anche il presidente del Pisa Calcio Leonarco Covarelli che però non ha ribattuto al rilancio del 20% effettuato dalla G&G.
 L'ultimo bene immobile che fa parte dell'attivo fallimentare è il terreno sito nel comune di Calci, località La Gabella, dove Romeo voleva far sorgere il centro sportivo del Pisa: valutato 460mila euro nell'ultima asta, andata deserta, potrebbe apprezzarsi allorché il R.U. adottato con Del. N. 151 del giugno 2006 ricomprenda porzione di particelle all'interno del limite di reperimento aree, insediamenti turistico ricettivi, legati al termale.
 E poi c'è un'altra azione legale in corso, correlata a quella contro la Figc intentata contro amministratori e sindaci revisori dell'epoca.
 Altra azione legale per il recupero di un credito è in fase di appello dopo che i primi giudici hanno emesso una sentenza favorevole alla curatela.
 Tre miliardi e mezzo di lire. L'attivo realizzato fino ad ora si aggira intorno a pochi milioni di euro, mentre la somma dei debiti ammessi, si aggira intorno a poche decine di milioni di euro. Il primo piano di riparto ha assegnato euro 1.744.549,15 ai creditori privilegiati a norma della legge fallimentare: dipendenti, giocatori e tecnici dell'epoca nonché INPS, Fondo di Garanzia della Figc ed istituti bancari per crediti ipotecari.
 L'Inps ed il Fondo di Garanzia della Figc, entrambi per surrogazione, qaule parziale restituzione di somme già a suo tempo anticipate da detti enti, rispettivamente ai dipendenti interni ed ai calciatori e tecnici, in base alle norme vigenti.
 La somma distribuita in base al riparto parziale risulta così suddivisa: creditori ipotecari euro 931.417,42;
Inps per surroghe euro 144.274,06; Figc per surroghe euro 318.831,65; Get spa euro 99.17; dipendenti interni euro 121.358,05; calciatori e tecnici euro 228.568,80. Per i calciatori e tecnici tuttora in attività, è poca roba, per le banche solo briciole, per qualche altro è pane per le famiglie.

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