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Moby trasferisce a Livorno la linea con Olbia: si perdono sul porto decine di posti di lavoro

Moby trasferisce a Livorno la linea con Olbia: si perdono sul porto decine di posti di lavoro

Silenzio dell’Autorità portuale, mentre sono ancora al palo i progetti di General Electric e Piombino industrie marittime

PIOMBINO. Il porto doveva essere lo strumento che, con investimenti pubblici intorno ai 300 milioni, avrebbe dovuto accompagnare la fase di reindustrializzazione conseguente alla chiusura dell’altoforno e al ridimensionamento degli occupati nella siderurgia.

Quattro anni dopo invece, con le banchine quasi completate e i fondali a meno 20 l’unico impulso evidente è arrivato dal traffico delle crociere: per il resto il progetto di General Electric (circa 200 posti di lavoro) per un polo dedicato all’assemblaggio di megaturbine elettriche, nonostante le recenti rassicurazioni del presidente Enrico Rossi, sembra essersi raffreddato in favore di un potenziamento di Carrara.

Sul progetto del consorzio Pim (Piombino industrie marittime i soci (Fratelli Neri e San Giorgio del Porto, vicina a essere acquisita da Fincantieri) pare abbiano idee diverse tra loro, ma un’unica certezza in comune, che le demolizioni delle navi militari qui non si faranno perché giudicate antieconomiche.

In questo quadro rappresenta una ferita l’addio di Moby a Piombino per quanto riguarda i collegamenti con la Sardegna, una linea commerciale (quella turistica estiva dovrebbe essere confermata) con due navi al giorno che da decenni collegavano Piombino a Olbia. Da lunedì quella linea è stata trasferita a Livorno, «per andare incontro alle mutate richieste di mercato», ha spiegato Achille Onorato, figlio del patron Vincenzo e amministratore delegato del gruppo, al sito web specializzato Ship2Shore. Sarebbe stato in particolare il Corriere Bartolini, forse il cliente più importante, a spingere per lo scalo livornese in una fase comunque poco brillante per la linea Piombino-Olbia.

Certo è che l’operazione è avvenuta nel silenzio rotto solo dal sindacato Ugl, che di recente ha denunciato le pesanti ripercussioni sullo scalo piombinese. Non risultano incontri o tentativi di mediazione da parte di Stefano Corsini, presidente dell’Autorità portuale.

Conseguenze gravi appunto per un porto che – esclusi i futuri possibili sviluppi con Jindal – rischia di diventare uno scalo turistico o poco più: sono decine le persone che lavoravano intorno alla linea con Olbia, lavoratori della compagnia portuali (almeno una ventina), ormeggiatori, piloti, security, ristoratori. Posti di lavoro che vengono a mancare anche se Onorato Junior garantisce «un ingente numero di partenze da Piombino per la Sardegna», riferendosi evidentemente al periodo estivo, e ribadisce che il gruppo «continuerà il suo piano di espansione e di creazione di posti di lavoro a Piombino».

Sul tema interviene il Movimento 5 Stelle, che si chiede «perché un porto, che dovrebbe essere il nuovo volano del territorio, oggi non è più giudicato interessante

e appetibile da chi per anni ha operato sulle sue banchine. Invitiamo tutti pertanto a guardare con attenzione a questa pericolosa spia che si è accesa, a non sottovalutarla per ricercare la causa del problema e, soprattutto, trovarne velocemente la soluzione». 
 

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