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Tartarughe, aperto il nido di Straccoligno: 67 piccoli su 76 ce l’hanno fatta

Tartarughe, aperto il nido di Straccoligno: 67 piccoli su 76 ce l’hanno fatta

Sessantasette tartarughine sono uscite dal nido di "Genova" e sono riuscite a prendere il mare di fronte alla spiaggia di Straccoligno

Isola d'Elba, la maestosa "danza" della tartaruga caretta caretta Pochi giorni fa 67 tartarughine sono uscite dal nido di "Genova" - così Legambiene ha battezzato la mamma caretta caretta - e sono uscite a prendere il mare di fronte alla spiaggia di Straccoligno, a Capoliveri. Nelle suggestive immagini subacquee di Matteo Casamonti un esemplare di caretta caretta, forse un maschio, sembra "danzare" nel mare delle Formiche della Zanca, gruppo di isolotti nella costa nord occidentale dell'isola nel Comune di Marciana Marina. L'Elba, dunque, sembra sempre più la casa preferita dalle tartarughe - L'ARTICOLO

Sessantasette tartarughine sono uscite dal nido di "Genova" - così Legambiente ha battezzato la mamma Caretta Caretta - e sono riuscite a prendere il mare di fronte alla spiaggia di Straccoligno. Non ci sono state sorprese, eppure la delusione per non aver assistito a una ulteriore nuova nascita durante l’apertura del nido, anticipata rispetto alle 72 ore standard proprio per paura che vi fossero rimasti esemplari rimasti intrappolati, è stata controbilanciata ampiamente dalla soddisfazione per l’alto tasso di "efficacia" della nidificazione.

L’88% delle piccole Caretta caretta, infatti, sono riuscite ad arrivare fino al mare. I numeri, tuttavia, non bastano per raccontare l’evento di ieri, iniziato quando il sole è calato alle spalle della spiaggia di Straccoligno, davanti agli occhi curiosi di un centinaio di persone, molti dei quali bambini, che si sono disposti ai lati del corridoio allestito per proteggere la corsa delle tartarughe dal nido fino al mare.

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Intorno alle 19,30 il team di esperti, composto dalle biologhe dell’Università di Siena Letizia Marsili ed Enrica Franchi, Cecilia Mancusi di Arpat, Giuliana Terracciano dell’istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio della Toscana, con la collaborazione di Tartamare e Legambiente Arcipelago Toscano, iniziano ad armeggiare intorno alla fessura da cui sabato scorso sono uscite, tra gli asciugamano e gli ombrelloni, decine di piccoli esemplari di Caretta caretta che con il sole ancora alto sono riuscite a guadagnarsi il mare e la vita.

«Apriremo il nido - raccontano Letizia Marsili e Cecilia Mancusi agli spettatori, poco prima di iniziare a scavare a mani nude - e lo ispezioneremo nei vari livelli di profondità. Capiremo, analizzando i gusci, la portata delle deposizione, quante tartarughe sono nate, le uova rimaste intatte e quanti invece sono gli esemplari che sono morti nel nido. Con le analisi successive potremo raccogliere informazioni importanti sulla deposizione e anche sulle origini di questa tartaruga. Con analisi genetiche più approfondite saremo forse in grado di risalire all’identità dell’animale, che potrebbe aver già nidificato nel nostro mare».

Le esperte, adagio, iniziano a rimuovere i primi strati di sabbia. Controllano la temperatura, calcolano con un metro la profondità (il nido non andrà oltre i 31 centimetri, probabilmente a causa della compattezza della sabbia). Iniziano a venire fuori i primi gusci rotti, poi un uovo intero che Umberto Mazzantini di Legambiente fa vedere da vicino ai bambini.

Gli stessi bambini che ci restano male quando viene estratto il primo esemplare di tartaruga morto. Il bilancio, tuttavia, è più che accettabile. Su 76 uova deposte, 67 piccoli hanno trovato la strada del mare. Quattro le uova rimaste intatte, altrettanti le uova aperte ("pipped") morte, mentre una è la tartaruga morta senza guscio. «Un successo indiscutibile», dicono gli esperti. I numeri confermano come la voglia di vivere delle piccole tartarughe di Straccoligno sia stata più forte degli innegabili ostacoli ambientali. --

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