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Un’anfora romana riaffiora dal mare di Punta Calamita

Un’anfora romana riaffiora dal mare di Punta Calamita

I subacquei della Capitaneria hanno recuperato il “tesoro” dopo aver raccolto la segnalazione di un diving locale

CAPOLIVERI. Si trovava adagiata a circa quaranta metri sul fondale marino nelle acque antistanti il comune di Capoliveri. Una preziosa anfora risalente all’epoca greco–romana, recuperata dalla guardia costiera in una delicata operazione svoltasi a circa 100 metri dalla costa nella zona “Miniera del Ginepro”, nell’area di Punta Calamita.

È di circa 1 metro di altezza e 40 centimetri di diametro, il reperto che ha rivisto la luce grazie ai militari del Quinto nucleo operatori subacquei di Genova, con il supporto del personale e delle motovedette della Capitaneria di porto dell’isola, intervenuti dopo una segnalazione pervenuta dal titolare di un centro diving della zona.

In attesa delle valutazioni tecniche della Soprintendenza archeologia e belle arti di Pisa e Livorno, che dovrà anche procedere a una più precisa classificazione e datazione, l’anfora è ora custodita e conservata con ogni precauzione presso l’ufficio marittimo di Porto Azzurro.

I nuclei operatori subacquei della Guardia costiera sono team specializzati che si sono distinti negli ultimi anni in campagne di scoperta, recupero e tutela del patrimonio archeologico sommerso, lavorando spesso in scenari operativi non sempre agevoli.

«I mari italiani – fanno sapere dalla Capitaneria di porto di Portoferraio – per le diverse civiltà che li hanno solcati nelle epoche passate, racchiudono un patrimonio enorme di tesori archeologici, certamente meritevole del massimo grado di tutela, un obiettivo prioritario del Corpo delle Capitanerie di porto-guardia costiera».

La Capitaneria di Portoferraio rammenta come sia di massima importanza segnalare sempre, e tempestivamente, alla Guardia costiera l’eventuale presenza di materiale sommerso di possibile interesse archeologico o storico che, come nel caso della apprezzata segnalazione del diving, ha consentito il significativo ritrovamento.

Il ritrovamento dell’anfora antica è solo l’ultimo di una lunga serie di operazioni portate a termine dalla Capitaneria dell’isola d’Elba nel campo dei beni archeologici.Nel 2014 imilitari riuscirono a ritrovare l’ “ancorone” di Pianosa probabilmente appartenuta ad una imbarcazione della fine del XIX

secolo e che giaceva da più di cento anni, sul fondo del mare, a 25 metri di profondità al largo dell’isola di Pianosa. Il bene fu trafugato a Marina di Campo e dopo alcuni giorni riposizionato nel fondo del mare, davanti all’isola piatta dove viene visitato dagli appassionati di immersioni.

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