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Donna incinta picchiata dal compagno: «Ero di sei mesi, dalle botte mi fece abortire»

Donna incinta picchiata dal compagno: «Ero di sei mesi, dalle botte mi fece abortire»

Giovane madre di un’altra bambina più grande lancia accuse gravissime al suo ex: «Rincasava ubriaco, si scagliò contro di me quando trovai dell’eroina in bagno»

PIOMBINO. Racconta una storia che sembra la trama di una fiction. Poi produce un faldone zeppo di denunce, referti, perizie. Lei è giovane, bella e straniera. Omettiamo nomi e altri riferimenti per non rendere riconoscibili i protagonisti di questa storia che mette i brividi.

La chiameremo Alba, per comodità. E l’accusa più grave che lancia nei confronti del suo ex compagno è quella di averla fatta abortire a pugni e calci. Lui, l’ex compagno, è un ragazzo del posto che, secondo la ragazza, viene spalleggiato dalla famiglia.

Alba è venuta in Italia all’età di dieci anni. «Sono figlia di un mafioso, vidi uccidere genitori e fratelli da un’altra banda». Il suo racconto comincia così. Alba spiega di essere stata messa su una nave da crociera dalla polizia albanese e fatta scappare in Italia. Qui l’affidamento a una casa famiglia dove «grazie ai miei educatori sono riuscita a integrarmi benissimo».

Nella nostra zona conobbe un ragazzo un po’ più grande. «Ci innamorammo e a diciotto anni andammo a convivere nella casa dei suoi genitori». Ma non furono rose e fiori: «Lui cominciò ad avere comportamenti violenti, spesso rincasava ubriaco e mi picchiava per ogni futile motivo. Non si fermò neanche quando rimasi incinta. Tentavo di farlo ragionare, provai anche a parlarne con i suoi familiari ma loro giustificavano dicendo che lavorava troppo ed era “nervoso”. E quando mostravo gli ematomi i suoi mi dicevano che esageravo e dovevo essere “comprensiva”, perché era “solo un brutto periodo”. Poi nacque nostra figlia e sperai che questo lo rendesse più buono, ma non fu così. Finché una sera, rincasando ubriaco, quando la bambina aveva già 3 anni, mi violentò davanti a lei.

Così rimasi di nuovo incinta. Stavolta di un bambino. Era tre anni fa. Al sesto mese di gravidanza, mentre facevo le pulizie trovai un involucro di stagnola nascosto in bagno. Conteneva eroina. Quando glielo mostrai lui si scagliò contro di me dandomi tante botte da farmi perdere i sensi. Chiesi aiuto ai suoi familiari ma la risposta di loro fu questa: “Se racconti in giro di questo problema faremo di tutto per toglierti la bambina. Sei straniera e noi siamo italiani, i giudici daranno ascolto a noi”».

«Quella sera non andai al pronto soccorso – prosegue Alba – ma una settimana dopo persi il mio bambino, per ematoma e grave trauma del lato destro della placenta». Eppure neanche in quel caso Alba denunciò il compagno. Lo fece più avanti. «Trovai il coraggio di andare alla polizia e dai carabinieri, ma finora sono riuscita solo a far uscire di casa quest’uomo violento, che continua a essere libero di fare cosa vuole e andare dove vuole. E di tormentarmi e minacciarmi».

L’ultimo episodio risale a un mese fa: «Ubriaco e sotto gli effetti della droga, lui ha

raggiunto nostra figlia che era andata a trovare la nonna e, per portarla via, ha usato i soliti modi violenti. La bambina, che è terrorizzata dal padre, ha iniziato a piangere. Lui l’ha strattonata così forte da farle male». C’è un referto del pronto soccorso che lo conferma.
 

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