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Risolto il giallo, quei mobili riaffiorati dal nulla erano dei Savoia

Risolto il giallo, quei mobili riaffiorati dal nulla erano dei Savoia

Gli arredi ritrovati nell’ex direzione del carcere di Pianosa a inizio XX secolo abbellivano la villa reale di Montecristo

CAMPO NELL'ELBA. Il sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti ha avuto l’occhio lungo. Quei mobili di fine Ottocento, chiusi dentro a una delle stanze dell’ex direzione del carcere di Pianosa, avevano un passato glorioso. Frammenti abbandonati di una monarchia passata negli anni bui della Seconda Guerra mondiale dai fasti regali alla vergogna dell’esilio. Il mobilio rinvenuto a Pianosa durante un sopralluogo compiuto dallo stesso sindaco campese è lo stesso che fino all’inizio del XX secolo avevano arredato la villa Taylor di Montecristo, residenza della famiglia Savoia. La conferma è arrivata nelle ore scorse dalla Soprintendenza di Pisa, con un documento firmato dal funzionario storico dell’arte Amedeo Mercurio e dal soprintendente Andrea Muzzi. «Nel corso del sopralluogo compiuto assieme alla dottoressa Gloria Peria – si legge nella lettera inviata al sindaco Montauti – si è potuto accertare che i mobili attualmente conservati nella direzione di Pianosa, negli uffici una volta usati dall’amministrazione penitenziaria, sono con ogni probabilità gli stessi originariamente in dotazione alla villa reale di Montecristo, quindi patrimonio di Casa Savoia, poi passati allo Stato repubblicano».

GIALLO RISOLTO

Quei mobili sono riamsti a lungo chiusi in una stanza. Fino allo scorso maggio, quando Montauti li ha trovati durante un sopralluogo nell’ex direzione del carcere. «Chi abita dalle mie parti ha sentito più volte la storia dei mobili della villa reale che furono messi in salvo durante la Seconda Guerra mondiale. Non ne ho la certezza, ma gli indizi fanno pensare a questo», spiegò il sindaco di Campo nell’Elba, dopo aver segnalato il ritrovamento alla Soprintendenza». Montecristo, infatti, passò ai Savoia alla fine dell’800 e fu trasformata in una riserva di caccia sotto il re Vittorio Emanuele III, quindi all’inizio del ’900. I reali vi trascorrevano diverso tempo e si erano insediati nella residenza costruita alle spalle di Cala maestra dal botanico Taylor. Poi arrivò la Seconda guerra mondiale, destinata a mutare il corso della storia nazionale e della famiglia reale. Durante il conflitto la villa di Montecristo fu spogliata di tutti gli arredi e dei beni contenuti all’interno. Gran parte del mobilio e degli oggetti di valore furono trafugati dopo la fine delle ostilità, ma alcuni arredi furono messi in salvo in un posto non ben precisato. A Pianosa? La soprintendenza crede di sì. È probabile che quei pezzi di arredo furono negli anni utilizzati nella foresteria dello stabile dell’ex direzione del carcere di massima sicurezza di Pianosa chiuso a fine anni Novanta.

MATRIMONI IN STILE SAVOIA

Il ritrovamento aprirà le porte a un nuovo utilizzo del mobilio, in ottime condizioni di conservazione. Gli arredi di Casa Savoia saranno una delle attrazioni della nuova direzione di Pianosa, edificio ex demaniale che il Comune riaprirà al pubblico in tempi rapidi e nel quale sarà allestito il museo archeologico dell’isola con tanti reperti che ad oggi sono sparsi in diversi centri della Toscana. I pezzi di arredamento dei Savoia. Non solo. Gli arredi abbelliranno la sede distaccata di Pianosa nella quale il Comune campese intende celebrare i matrimoni civili. Tutto questo dopo la firma di una convenzione

ad hoc. «Voglio ringraziare chi ha collaborato per accertare la provenienza dei mobili – racconta Montauti – a partire da Gloria Peria, responsabile degli arredi storici, il funzionario Amedeo Mercurio e il personale della penitenziaria che ha mantenuto in buone condizioni gli arredi».

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