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Danno fuoco nella notte al bagno Pascià

Danni per quarantamila euro. Il titolare D’Addario rivela: «Venti giorni fa hanno provato a bruciarmi una macchina»

PIOMBINO. Non serve Sherlock Holmes per capirlo: l’atto è doloso e mirato. Ieri notte qualcuno ha appiccato un incendio allo stabilimento balneare Pascià, sulla spiaggia di Perelli 1. E venti giorni prima c’era stato un altro avvertimento: una specie di molotov usata per cercare di dare fuoco a una macchina dello stesso bagno. Due episodi nel giro di pochi giorni, lo stesso metodo contro lo stesso titolare: Luigi D’Addario, 67 anni, senese trapiantato da tempo a Piombino.

Due episodi sicuramente legati tra loro. E ci sarebbe anche un terzo episodio, più datato, avvenuto due anni fa un paio di centinaia di metri più avanti e sempre nella proprietà di D’Addario: l’incendio dell’ex Mister Fogg, il ristorante poi ricostruito, che ora si chiama Al Faro e che poi è stato dato in gestione da D’Addario ad altre persone. Ma quell’incendio fu considerato accidentale, innescato da un cortocircuito.

Lasciando stare il Fogg, ora D’Addario si trova alle prese con questi due atti intimidatori. L’ultimo ieri notte, ai danni del bar e della rimessa del Pascià. La struttura, completamente in legno, è stata distrutta dalle fiamme. Si parla di un danno sui 40mila euro.

Il manufatto non era assicurato. È rimasta in piedi solo la pedana, ma è da buttare anche quella. Ieri mattina un gruppo di senegalesi, dipendenti del bagno, la stavano smantellando tra gli occhi increduli dei bagnanti.



L’incendio è scoppiato intorno alla mezzanotte. Le ragazze che lavorano al bar avevano chiuso il locale ed erano venute via intorno alle 23,30 di lunedì. Chi ha agito, ha aspettato di essere sicuro che non ci fosse nessuno.

I carabinieri, intervenuti insieme ai vigili del fuoco, hanno trovato e sequestrato il tappo di una tanica con tracce di benzina. Bar e rimessa sono più o meno al centro del bagno, a ridosso della pineta. E l’intervento dei pompieri è stato provvidenziale: per il manufatto ormai era tardi, le fiamme avevano divorato tutto in pochi minuti, ma c’era il pericolo che si propagassero verso la vegetazione. Durante le operazioni di spegnimento è stato avvertito il titolare, che abita nella zona. E che ieri mattina era ancora lì, il sigaro in mano, gli occhi arrossati: «Non piango mai ma stavolta non ce l’ho fatta a trattenere le lacrime – diceva. Da un giorno all’altro un danno simile, all’inizio della stagione. Certo, ricostruiremo e continueremo. Ma stavolta è dura. E stavolta non siamo assicurati».

Il Pascià è uno stabilimento particolare: sorge sulla dog beach della Costa est, la maggior parte dei clienti lo frequenta insieme ai propri cani ed è affezionatissima a quel posto. Ieri mattina erano tutti scossi, amareggiati, indignati.

«A chi posso aver dato noia? Non lo so, non ho nemici - dice D’Addario - Mi sono fatto comunque un’idea e ne ho parlato con le forze dell’ordine, con i carabinieri e con la polizia. Ma sono solo ipotesi. Ripeto, io non ho nemici e non ho ricevuto minacce o richieste se è quel che pensate. Ma segnali ne ho avuti».

D’Addario racconta che una ventina di giorni fa qualcuno è stato visto girellare intorno alle 20 lì davanti, al bar: «Ha chiesto del titolare e poi è sparito nella pineta». Pochi minuti dopo, qualcuno ha segnalato un principio di incendio intorno a una macchina. Era la Panda della ditta, parcheggiata là dietro. Aveva preso fuoco solo l’erba, spenta in pochi minuti. In terra una bottiglia di Jack Daniels con tracce di benzina. Benzina che era stata versata sul tettuccio della Panda. D’Addario aveva fatto denuncia ai carabinieri, ma non aveva più saputo nulla. Nemmeno delle eventuali immagini dell’unica telecamera presente poco più avanti.

Così lui aveva installato un sistema di videosorveglianza per conto proprio. Due nuove telecamere sono andate distrutte nel rogo di ieri notte. Una terza però sembra che si sia salvata. Si spera che abbia registrato qualcosa.


 

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