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N come Napoleone, il marchio che ha reso famosa l’Isola d’Elba

N come Napoleone, il marchio che ha reso famosa l’Isola d’Elba

Il Grande Còrso sbarcò sull’isola come Imperatore nel 1814, e vi restò per 299 giorni: in quel periodo si trasformò nel centro culturale e politico del tempo: poeti, artisti, spie e uomini di mondo accorsero nella speranza di conoscere l'uomo che aveva tenuto l'Europa in pugno.

L’imperatore e l’isola - Il periodo storico che rese famosa l’Isola d’Elba, proiettandola sul palcoscenico mondiale, fu il breve esilio di Napoleone, che vi rimase 10 mesi prima dell’avventura dei 100 giorni che ne precedettero la fine. Bonaparte lasciò un’impronta significativa in questo piccolo regno: dal 4 maggio 1814 fu Sovrano dell’Elba, influendo con la sua presenza e le sue idee innovative sulla vita dell’isola, riorganizzando le strade e i porti, lo sviluppo dell’agricoltura la vita amministrativa del territorio, l’attività estrattiva e le opere di difesa, e conquistando la stima e la riconoscenza degli elbani. A malincuore però, dovette chiudere quello che anche per lui fu un periodo di pausa e di riflessione ed eludendo la sorveglianza degli inglesi, il 26 Febbraio 1815 salpò alla volta della Francia e del suo destino, mentre il Congresso di Vienna che doveva disegnare la nuova Europa della Restaurazione ipotizzava di esiliarlo ben più lontano.

Il marchio di Napoleone sull’Elba  - Giunto a Portoferraio volle abitare presso la Palazzina dei Mulini, alla quale fece aggiungere un piano, che dominava la suggestiva rada ove poteva osservare le navi in entrata ed uscita dal porto. Qui stabilì i suoi uffici e le sue stanze d’ordinanza, mentre preferì la tranquillità di Villa San Martino, situata nell’omonima vallata a poca distanza dal centro di Portoferraio, per la vita privata e familiare. In entrambe le Residenze, impreziosite da decorazioni e trompe l’oeil originali, sono conservati mobili d’epoca, cimeli e oggetti d’uso militare e quotidiano. L’aquila imperiale, circondata da innumerevoli api elbane, decora i giardini e i portoni. Oggi, le Residenze Napoleoniche sono il secondo Polo Museale in Toscana dopo gli Uffizi di Firenze, visitate da centinaia di migliaia di turisti ogni anno.

Elba, capitale europea della cultura - Furono mesi febbrili, che trasformarono l'isola nel centro culturale e politico dell’epoca: poeti, artisti, spie e uomini di mondo accorsero nella speranza di incontrare quello che era stato l'uomo che aveva tenuto l'Europa in pugno. La sorella Paolina intrattenne letterati e militari in grandi ricevimenti e il Teatro dei Vigilanti, oggi sede di stagioni teatrali e musicali, fu fatto erigere all’interno di una chiesa sconsacrata una volta che la Sala delle Feste di Villa dei Mulini non fu più capace di contenerli tutti.

In occasione del Bicentenario, nel 2014, l’Isola d’Elba ha dedicato al suo Imperatore, una serie di eventi che l’hanno portata nuovamente alla ribalta internazionale, catalizzando l’attenzione di migliaia di ospiti provenienti da tutto il mondo: rievocazioni storiche con centinaia di figuranti, festeggiamenti, percorsi e piatti a tema, libri, dipinti, film, cortometraggi, mostre.

Curiosità e Leggende – Si dice che l’imperatore, arrivato nella rada di Portoferraio, decise di studiare la situazione prima di sbarcare definitivamente. Vide le vigne coltivate nella piana di Schiopparello, e volle assaggiare la produzione locale, inviando alcuni soldati. La scialuppa, riportò una fiaschetta di un vino rosso rubino dolce e liquoroso, che Napoleone apprezzò molto: aveva appena assaggiato l’Aleatico, la DOCG elbana che ai giorni nostri colleziona encomi e riconoscimenti.

Successivamente, notò che nessun vessillo sventolava sui bastioni alla brezza di Maggio e decise, addolcito dal vino e dalla bellezza del paesaggio, di onorare l’isola d’Elba con le ambite tre api dorate riservate alle sue Bonnes Villes, le città che gli avevano dimostrato una particolare devozione. Normalmente, era un fregio da aggiungere alla bandiera esistente, ma qui l’imperatore dovette far ricorso alle sue abilità strategiche. Così inviò una seconda scialuppa: recuperando un bianco vessillo, probabilmente issato su un qualche ricovero sanitario e delle ricamatrici del posto, riuscì a risolvere la questione nottetempo. La mattina seguente, la Bandiera dell’Elba svettava su Forte Falcone e finalmente, Napoleone potè sbarcare, acclamato e festeggiato come si addice ad un Grande Imperatore. Sono passati duecento anni, ma la bandiera dell’isola è sempre la stessa: una striscia rossa diagonale su fondo bianco, impreziosita da tre api d’oro.

Percorsi Napoleonici. La storica irrequietezza di Napoleone, qui si tramutò in curiosità per il territorio e desiderio di riorganizzazione e, a volte in compagnia dei suoi generali, a volte in solitudine, esplorò l’Elba in lungo e in largo. Visitò le zone estrattive e tutti i centri abitati, cavalcò nelle campagne e nei boschi, passeggiò lungo le coste nel profumo della macchia mediterranea. Uno dei suoi itinerari preferiti era quello nella verdeggiante vallata di San Martino, intorno a casa, e quando l’estate arrivò con le sue alte temperature, preferì l’ombra dei castagni, allestendo una delle sue tende imperiali nei pressi del Santuario della Madonna del Monte, che si raggiunge oggi come allora tramite un sentiero lastricato di pietre che si diparte dall’abitato di Marciana. Qui, lontano da occhi indiscreti, fece costruire un telegrafo ottico in quello che i locali chiamano Masso dell’Aquila per la sua conformazione particolare (l’imperatore non avrebbe potuto chiedere di meglio) dal quale poteva comunicare con la Francia, attraverso una rete di altrettanti telescopi alleati, e ossevare da lontano la Corsica e i luoghi natii.

Nel silenzio dei fianchi del Capanne, incontrò la giovane amante polacca, la contessa Maria Walewska, che sfidando il mare in tempesta, l’aveva raggiunto con loro figlio. Rimase solo una notte, prima di ripartire alla volta di Napoli in cerca di Caterina, l’altra sorella di Bonaparte, per recapitarle messaggi imperiali.

L’imperatore a tavola - Napoleone non stava a tavola più di cinque minuti, raccontano molti aneddoti su di lui:  non aveva tempo per la cucina. All’Elba portò piante esotiche e un allevamento di polli per la corte, ma mangiare non era una sua preoccupazione. Esiste però un quaderno di una delle poche famiglie ammesse alla corte nel corso dell'esilio napoleonico, che racconta le sue frugali abitudini alimentari. Primi, secondi, pasticci, liquori, biscotti e caramelle: abitudini gastronomiche dimenticate, e anche qualche particolare ricetta. Come l'insolito Cappon di Galera, una zuppetta di salmone servita su una galletta con salsa agrodolce o la Zuppa Bianca, preparata con rosso d'uovo, cipolla, mandorle,

brodo e butirro (una sorta di caciocavallo). Recentemente, queste ricette sono state raccolte e tradotte per abitudini alimentari più moderne dallo Chef Alvaro Claudi, nel suo libro A Tavola con l’Imperatore, consentendo a questi sapori particolari di rivivere sulle tavole elbane.

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