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Isola d’Elba: duemila anni di storia in duecento chilometri quadrati

Isola d’Elba: duemila anni di storia in duecento chilometri quadrati

La terza isola d’Italia è colma di riferimenti relativi ai fasti ricordi del suo passato: dalle fortificazioni medicee a quelle spagnole, passando per l’interesse degli Etruschi e dei Romani

Dalle Fortezze Medicee al Relitto di Punta del Nasuto, l’isola d’Elba è ricca dei ricordi del suo passato: reperti archeologici, architettura militare, residenze napoleoniche e - nel mare lungo le coste - tanti ritrovamenti di navi che trasportavano il celebre vino dell’Elba nei più importanti centri del Mediterraneo. La terza isola italiana offre quindi interessanti spunti per storici ed archeologi, ma anche per tutti coloro che amano curiosare fra le testimonianze del passato. E' difficile trovare un altro fazzoletto di terra in mezzo al mare che possa raccontare una storia altrettanto ricca e travagliata: quella dell’Isola d’Elba può narrare di abitanti preistorici, miniere di ferro, Etruschi e Romani, incursioni piratesche, sanguinose battaglie per dominare su questo piccolo ma importante territorio.

L’Elba degli Etruschi - Il destino dell’Elba è sempre stato determinato da due fattori: la sua posizione strategica e la ricchezza della sua terra e dei minerali del sottosuolo. Per queste caratteristiche fu spesso terra di conquista per le varie potenze che si affacciarono sul Mediterraneo. Già per gli Etruschi costituì un’inesauribile fonte di ricchezza ed il ferro elbano contribuì al prosperare della loro civiltà. Gli storici antichi chiamavano l’Elba Aithale “la fumosa”, per il fumo dei suoi forni. Il minerale di ferro, l’ematite, veniva trasformato in metallo. Dopo il VII sec. a.C. gli Etruschi si insediarono sull’isola per più secoli. I “ripostigli” di bronzi scoperti a Colle Reciso e a Santa Lucia testimoniano la vivacità della rada di Portoferraio tra l’età del Ferro e l’età etrusca più antica. Nel Museo della Linguella anfore provenienti dai relitti di Patresi, Barbarossa e Montecristo raccontano rotte mercantili dall’VIII secolo a. C.

La prosperità economica dell’Elba è evidente dalla necropoli del Profico di Capoliveri, vicino ai giacimenti minerari e usata tra la metà del III e gli inizi del I sec. a.C. L’Elba dei Romani - I nobili patrizi amavano scoprire luoghi incantati dove costruire magnifiche ville con vista sul mare, ma più concretamente i Romani apprezzarono l’Elba per il suo ferro, ma anche per i fanghi curativi: lo testimoniano i resti di due ricche ville patrizie. La villa della Linguella, il cui primo impianto è da riferire alla metà circa del I secolo a.C., sorse sulla stretta lingua di terra che, insinuandosi nel mare, segna l’ingresso nel golfo di Portoferraio: con la villa delle Grotte, sul lato opposto, doveva creare, per chi giungeva dal mare, un impatto scenografico di straordinario effetto. I romani chiamarono l'isola Ilva, da cui deriva il nome attuale mutuato dal medievale Ilba.

Non è ben chiara la scelta di questo toponimo: secondo la tradizione deriverebbe dai fantomatici Ilvates, una stirpe di origine ligure che avrebbe colonizzato l'isola in tempi antichissimi. Le miniere e la loro storia – Etruschi e Romani abbandonarono gradualmente e per vari motivi l’attività estrattiva. Dall'XI secolo in poi, però, le miniere vengono rivalorizzate ed appartengono, in diverse forme, ai vari governi sovrani dell'isola: Repubblica Marinara di Pisa, Signori e Principi di Piombino, Governo locale dell'isola, Napoleone Bonaparte, Granducato di Toscana e Regno d'Italia. La svolta in senso capitalistico-industriale comincia nel 1897 quando in Italia nasce l'idea dello sviluppo di una moderna siderurgia.

La grande industria siderurgica si organizza impiegando il minerale di ferro dell'Elba: magnetite, ematite, limonite, siderite e pirite, come sorgente prima e principale dell'acciaio. Dal 1950 con l'avvento del boom economico e del turismo, della concorrenza, di scioperi e accordi falliti, inizia la chiusura delle miniere dell'Elba che si conclude definitivamente nel 1981 con l'abbandono dell'ultima miniera: la Galleria del Ginevro. Oggi il Parco Minerario Isola d'Elba e il Parco Minerario Calamita garantiscono, attraverso musei, escursioni guidate e laboratori didattici, la valorizzazione e conservazione dei siti minerari e della memoria storica e culturale dell'Elba, che solo fino a trent'anni fa era l'isola del ferro e del fuoco.

L’Isola delle fortificazioni: dai Medici agli Spagnoli - Il Medioevo vide l’isola sotto la dominazione pisana, di cui restano alcune importanti e suggestive costruzioni a difesa del territorio, che dimostrano quanto il possesso dell’isola fosse importante. Seguirono poi la Signoria degli Appiani e la grande cura di Cosimo de’ Medici il quale, sui resti della romana Fabricia, edificò la sua Cosmopoli (oggi Portoferraio), cingendola di mura possenti che salvarono gli abitanti dagli attacchi dei pirati, oggi meta di migliaia di turisti. Gli Spagnoli nel XVI secolo si insediarono a Porto Azzurro ed anch’essi posero mano alla difesa del loro territorio con due costruzioni imponenti: il Forte di S. Giacomo e il Forte Focardo che ancor oggi dominano il paese e il golfo di Mola. In seguito l’Elba interessò anche Inglesi, Tedeschi e Francesi, che si sfidarono con la diplomazia e con le armi per impadronirsene.

Poi arrivò Napoleone: ma questa è un’altra storia, e merita un capitolo a parte. La storia contemporanea e i conflitti bellici - Una posizione strategica e l’opportunità di produrre armi e munizioni grazie alle sue risorse ferrose, sono state le principali ragioni dell’interesse logistico degli armamenti europei durante gli ultimi due grandi conflitti bellici. Ne sono testimonianze i tunnel tra Procchio e la Biodola, i Semafori di avvistamento di Chiessi e Monte Grosso, le postazioni di tiro, le casermette e le polveriere di Capo Enfola e di Capo Poro. L’isola, in mano tedesca, venne liberata il 16 Giugno del ’44 grazie allo sbarco degli alleati a Marina di Campo: centinaia di soldati americani, francesi e inglesi attaccarono con numerosi mezzi d’assalto muovendo dalla vicina Pianosa.

Passeggiando per i sentieri ci si imbatte in muri invecchiati dagli anni, ricoperti di macchia, ma che ancora raccontano molte delle storie e delle vicende accadute in questi luoghi. I musei: le testimonianze della storia – I due principali siti museali dell’Elba sono ovviamente le due residenze Napoleoniche, la Villa dei Mulini e la Villa di San Martino, il cui numero di visitatori è secondo in Toscana soltanto alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Di ispirazione napoleonica è anche il Museo della Misericordia, situato nel centro storico di Portoferraio contenente cimeli storici della Confraternita e dell'epoca Napoleonica, fra cui la prima copia della maschera di Napoleone, ricavata sul letto di morte dell'Imperatore .

Ancora nella città di Portoferraio si trova il Museo Archeologico della Linguella, situato negli antichi magazzini del sale della Fortezza Medicea della Linguella. Sono conservati ed esposti secondo un'organizzazione topografica, reperti etruschi e romani che vanno all'VIII sec. a.C. fino al V sec d.C.. All’interno del Centro Culturale DeLaugier si trova poi la Pinacoteca Foresiana, con una ricca collezione di oggetti d’arte, stampe e quadri donata nel 1914 dall’intellettuale elbano Mario Foresi. Un vero e proprio museo all’aperto è la Villa Romana delle Grotte, situata sulla provinciale che da Portoferraio porta a Porto Azzurro. La prima istituzione museale a carattere archeologico a vedere la luce all'Elba fu l'Antiquarium di Marciana .

Nacque alla fine degli anni '60 per ospitare i materiali preistorici e protostorici provenienti da varie località dell'Isola. Il museo racconta la storia del territorio dell’Elba Occidentale e dal giugno del 2002 è stato creato un nuovo percorso dove le collezioni vengono esposte in sequenza

cronologica articolata per contesti di rinvenimento. Dedicato ai relitti e alle storie marinaresche è il Museo del Mare, a Capoliveri, mentre nel Museo dei Minerali a San Piero, è possibile conoscere le pietre preziose e i metodi estrattivi che interessavano il granito di queste parti.

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