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Ordina esplosivo per far saltare in aria i rivali in affari: arrestato viceprefetto dell'Elba - Video

Giovanni Daveti è accusato di associazione a delinquere. In manette anche un membro 'ndrangheta mandante dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia

PORTOFERRAIO. Il vice prefetto reggente l’Ufficio distaccato della prefettura dell’Isola d’Elba Giovanni Daveti, 66 anni, ed un pregiudicato appartenente ad una nota famiglia di ’ndrangheta attiva in Piemonte, Giuseppe Belfiore, a suo tempo mandante dell’omicidio del Procuratore di Torino Bruno Caccia, sono stati arrestati dalla guardia di finanza di Livorno.

Isola d'Elba, il procuratore Capo: "Un controllo su un parcheggio, così è iniziata la nostra inchiesta" L'operazione "Vicerè" che ha portato all'arresto di nove persone e alla messa sotto inchiesta di altre 27, "è partita grazie a un controllo per un parcheggio realizzato all'Isola d'Elba". Tra gli arrestati anche il viceprefetto di Livorno, reggente all'Isola d'Elba, "perno attorno al quale ruotava l'intera organizzazione". "All'inizio - ha spiegato il procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco - ci siamo chiesti come fosse stato possibile ottenere autorizzazioni per realizzare certi tipi di intervento sul territorio". A quel punto gli inquirenti notarono che "c'era stata una pressione, magari legittima, venuta proprio dal delegato di prefettura". Le indagini hanno fatto emergere un'associazione a delinquere atta a frodare il fisco, alla detenzione abusiva di esplosivi, al contrabbando di tonnellate di sigarette, indebita compensazione di debiti tributari tramite fittizie compensazioni. video di ANDREA LATTANZI

LE ACCUSE

Altre sette persone sono state messe agli arresti domiciliari. Tra le accuse associazione a delinquere, porto abusivo di esplosivi, contrabbando di 9 tonnellate di sigarette , indebita compensazione di debiti tributari tramite fittizie compensazioni, illecita sottrazione al pagamento delle accise sugli alcolici, anche mediante falso in documenti pubblici informatici.

Arrestato il vice prefetto dell'Elba: le accuse della Finanza ll vice prefetto reggente l'ufficio della prefettura dell'isola d'Elba e Giuseppe Belfiore, membro di una famiglia della 'ndrangheta operante in Piemonte sono stati arrestati in un'operazione della Guardia di finanza Nei confronti di altri sette soggetti sono scattati gli arresti domiciliari. Tra le accuse contestate agli arrestati, anche quella di associazione a delinquere e porto abusivo di esplosivi. Ecco le immagini della Finanza

LA VENDETTA

Per la Finanza, Daveti - ritenendosi vittima di una truffa immobiliare - avrebbe pianificato con un amico livornese una "vendetta", dando incarico a un complice di reperire l'esplosivo da usare contro la vettura di famiglia del suo presunto truffatore. Gli ordigni furono intercettati dalla Finanza il 16 novembre vicino al porto livornese in un'auto con a bordo uno degli indagati, arrestato e ancora ai domiciliari: 4 cariche confezionate in modo da essere fatte brillare a distanza con un telecomando.

Isola D'Elba, il prefetto Manzone: "Noi estranei alle attività del mio vice" "Le attività poste in essere dal viceprefetto non sono assolutamente riconducibili all'attività della Prefettura". Il prefetto di Livorno Anna Maria Manzone commenta così l'arresto di Giovanni Daveti, suo vice nella città labronica e operativo all'Isola D'Elba. Daveti è stato arrestato nell'ambito dell'operazione "Vicerè" che contesta a vario titolo i reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, porto abusivo di esplosivi (da impiegare per un atto di intimidazione nell'ambito di un regolamento di conti), contrabbando di nove tonnellate di sigarette. "Per quanto riguarda la sua persona - ha concluso Manzone - fa sempre dispiacere sapere che all'interno di una sana amministrazione ci sia qualcuno che sano non è"

L'AIUTO PER EVADERE IL FISCO

Da quanto ricostruito, il viceprefetto Daveti che, dopo un accertamento tributario aveva ricevuto cartelle esattoriali per 115mila euro, chiese aiuto al pregiudicato Giuseppe Belfiore, affiliato alla 'ndrangheta, per abbattere la pendenza debitoria sfruttando, in compensazione, inesistenti crediti Irpef artificiosamente creati e sfruttati per compilare i modelli unificati di pagamento F24. È una delle accuse contestate dalla Guardia di finanza al funzionario arrestato. Il sistema utilizzato, secondo gli inquirenti, "prevedeva il frazionamento dell'importo complessivo dovuto all'erario in somme di entit inferiore e, per ciascuna di tali frazioni, il "pagamento" mediante un modello di versamento F24 recante la corresponsione materiale, attraverso il canale home banking, dell'irrisoria somma di un euro affiancata dalla fittizia compensazione di decine di migliaia di euro".

Le indagini avrebbero accertato che queste compensazioni di cui ha beneficiato Daveti non erano un caso isolato, ma diffuse in tutta l'organizzazione che nel periodo 2016/2017 hanno consentito ad altri 7 soggetti di ottenere, con le stesse modalità, l'abbattimento delle proprie posizioni debitorie nei confronti del fisco, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

In un caso questo sistema ha avvantaggiato un'imprenditrice di Faenza (Ravenna), moglie di un membro della banda, per quasi 175 mila euro. Il sistema pianificato prevedeva il versamento, da parte dei soggetti intenzionati ad accedere all'indebita compensazione, di un importo pari al 22% del "beneficio" richiesto, quale compenso per il "servizio" ottenuto. A questo importo, secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, si doveva, inoltre, aggiungere un ulteriore 8% a titolo di commissione da riconoscere a Daveti per il proprio ruolo di intermediario. 

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