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La commissione parlamentare: «A Piombino smaltiti 100 fusti di mercurio»

La relazione riaccende le polemiche. Netta smentita di azienda e lavoratori: «Altra bufala»

PIOMBINO. La frase che ha riacceso le polemiche intorno a Rimateria è a pagina 151 della relazione firmata dall’ex Commissione parlamentare di inchiesta “sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati”.

Parlando dell’inchiesta sulla Lonzi e sulla Rari, che nel dicembre dello scorso anno produsse sei arresti, una cinquantina di avvisi di garanzia e coinvolse pure l’ex Asiu e l’attuale Rimateria, i relatori Laura Puppato (Pd) e Stefano Vignaroli (M5s) dichiararono che «in questo giro di rifiuti è stata rilevata anche la presenza di rifiuti tossici, posto che risultano smaltiti presso la discarica di Piombino 100 fusti di mercurio».

La relazione era stata approvata dalla commissione il 28 febbraio e presentata l’1 marzo agli allora presidenti Laura Boldrini (Camera) e Pietro Grasso (Senato). Oggi, dopo due mesi e mezzo, quella relazione è stata rilanciata sui social dove ha scatenato comprensibili preoccupazioni e nuovi (prevedibili) scontri tra chi vorrebbe far sparire per magia la discarica e chi ci lavora, la conosce e la difende. Nel mezzo, quelli che vorrebbero semplicemente capire dove stiano le responsabilità e soprattutto la verità.

Stavolta insomma lo scontro non è per i puzzi della discarica e quindi per la vicenda sequestro-dissequestro ma per la precedente inchiesta, tuttora aperta, della Dda fiorentina e della procura livornese.
La relazione è di 362 pagine. E se a pagina 151 si citano i fusti di mercurio, a pagina 152 si parla di incendi e di un’altra relazione, questa fatta pervenire dal procuratore Ettore Squillace Greco alla stessa commissione il 20 dicembre 2017, «nella quale è contenuto un lungo elenco di incendi che negli anni 2014 e 2015 hanno coinvolto, in almeno due distinti episodi ciascuno, le discariche di Rosignano presso Rea e di Piombino presso Asiu, nonché gli impianti della Lonzi Metalli, in data 8 agosto 2015, e della Ra.Ri, in data 3 marzo 2015. Tuttavia le notizie relative a tali incendi, in cui sono intervenuti l’Arpat e/o i vigili del fuoco, non sono state trasmesse alla procura della Repubblica, non essendo state ravvisate ipotesi di reato, nonostante che le cause non fossero state determinate. Dalla relazione anzidetta emerge quindi una carenza di informazioni all’organo inquirente che desta molte perplessità».

Nella relazione, i parlamentari danno per assodata («risultano smaltiti») la presenza di 100 fusti di mercurio nella discarica di Ischia di Crociano. Ma non indicano la fonte.
Secondo i lavoratori e l’azienda non è vero e «neanche verosimile». Insomma, una bufala. Rimateria scrive in una nota che le affermazioni sui 100 fusti di mercurio «sono destituite di qualsiasi fondamento e/o anche soltanto di verosimiglianza. Le indagini su presunti illeciti compiuti da aziende di Livorno e sui rapporti che queste hanno avuto anche con la discarica di Piombino sono in corso. Da quanto reso pubblico dagli inquirenti e per quanto riguarda la discarica di Piombino, non è mai emersa questa fattispecie di reato. Anche perché in nessuna occasione e per nessun motivo si sono smaltiti fusti contenenti alcunché».

Federico Lenzi, rsu Uil, uno dei due addetti ai controlli di Rimateria, è più esplicito: «Un’altra bufala. Nella nostra discarica non è mai entrato neanche un fusto. Nemmeno uno. Se arriva un fusto lo mandiamo indietro. È successo proprio con la Ra.Ri ed è tutto documentato. Nemmeno un fusto, lo ripeto. Speriamo che questa storia finisca presto, che le indagini facciano il loro corso e che venga accertata tutta la verità. Poi anche noi lavoratori cominceremo a chiedere giustizia con una bella serie di querele, perché soprattutto sui social la misura è stata abbondantemente superata».

L’altro addetto ai controlli è Ugo Fidanzi, che ribadisce: «Impossibile che in Rimateria siano entrati fusti di qualsiasi materiale. In Rimateria entrano tipologie di rifiuti nemmeno accostabili a qualsiasi tipologia di fusto. Da noi entrano Cer (codice europeo rifiuti) che riguardano fanghi quindi 190305, 190814 e similari. Oppure Cer 191212 chiamati sovvalli, che sarebbe il sottovaglio della lavorazione meccanica dei rifiuti. Lo stato fisico dei rifiuti in entrata che possiamo prendere è: 1) solido polverulento; 2) solido non polverulento; 3) fangoso palpabile;

4) liquido. Ed entrano, come si può facilmente capire, o con i bilici con vasca per i fanghi, oppure con walking front, cioè bilici con tappeti mobili, per i sovvalli. I liquidi escono solo con le autocisterne per il prelievo del percolato che mandiamo ai depuratori».
 

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