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Don Choinski rischia lo sfratto dalla canonica

Braccio di ferro con la Curia: dopo il decreto di revoca denunce (archiviate) per stalking da parte del sacerdote nei confronti del suo successore, don Magni

RIOTORTO. Due parroci l’un contro l’altro armati, un paese diviso da anni, almeno dal 2009 quando il sacerdote polacco don Waldemar Choinski stilò la “Lista degli 87 peccati”, distribuita in chiesa ai parrocchiani per un esame di coscienza e ai bambini del catechismo: una specie di Bignami dei peccati che comprendeva l’aborto, il divorzio, passando per gli atti impuri, l’incesto, l’omosessualità ma pure i cattivi pensieri e la violazione del riposo festivo.

Nove anni fa circa 300 firme in calce a una petizione chiesero invano l’intervento dell’allora vescovo della diocesi, Giovanni Santucci. Con i parrocchiani divisi in tifoserie – perché a Don Waldemar non mancano i sostenitori – la vita della comunità è andata avanti tra le polemiche, fino a che nel luglio 2015 il vescovo Carlo Ciattini firmò un decreto di revoca a cui però non seguì un trasferimento del sacerdote polacco in un’altra parrocchia.

Da allora dopo una clamorosa litigata in chiesa l’anno scorso alla domenica delle Palme, per disputarsi la celebrazione della messa col suo successore, il camerunense don Jacques Bakina, la situazione è diventata insostenibile un po’ per tutti. Poco dopo quell’episodio la Curia ha nominato un buovo parroco a Riotorto, don Mario Magni, il quale però non è ancora riuscito a entrare nella casa canonica, che don Waldemar non intenzione di abbandonare. La situazione è trascesa, il sacerdote polacco ha presentato denunce nei confronti di don Magni (seguito dall’avvocato Daniele Mormina) per stalking e violenza privata (legate ai tentativi del nuovo parroco di entrare in possesso della canonica), poi archiviate ma su cui il legale di don Choinski, l’avvocato Daniele Vincenti, ha presentato opposizione.

Soprattutto è in piedi una causa civile al Tribunale di Livorno per il rifiuto di don Waldemar di lasciare la canonica: a una prima udienza in marzo è seguita la decisione del giudice di proporre un tentativo di mediazione fissato per questo mese, altrimenti dopo l’estate si arriverà a una sentenza, che potrebbe portare a uno sfratto del sacerdote. In realtà la Chiesa tutto vorrebbe meno che un finale così drammatico, fosse solo per il prevedibile clamore. Si sa che è stata avanzata una proposta a don Choinski di trasferirsi in un’abitazione a Piombino, con l’affitto pagato dalla Curia, ma a lui questa soluzione non interessa. A 54 anni vuol continuare a fare il prete e non accetta una sorta di pensionamento anticipato.

«Non ho mai ricevuto un decreto di trasferimento – spiega don Waldemar al Tirreno – e credo sia stato violato il diritto canonico. Perché vado avanti nella causa? Perché qui serve la giustizia e non la misericordia. Ho sempre cercato di lavorare nel miglior modo possibile, tutto quel che faccio è per la Chiesa. Su di me ci sono state solo strumentalizzazioni – prosegue – come nella vicenda della “Lista dei peccati”. Per me quelle non sono cose tristi, perché un cattolico

che se vuole può confessare tranquillamente». Ma don Choinski come pensa che finirà questa storia? «Io vorrei che tutto tornasse come prima – risponde – altrimenti il vescovo può trasferirmi in un’altra parrocchia, cosa che per ora non ha fatto. E a quel punto prenderei le mie decisioni».

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