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Libri, avventure e favole Ecco il mondo di Aurora

La giovane suveretana gestisce da tre anni la libreria per bambini “Nessun dove” Un luogo incantato dove i più piccoli scoprono la magia della letteratura

Per essere felice le basta poco. Ama le cose semplici, è una nostalgica e dice che avrebbe voluto vivere nell’Ottocento. Aurora Bolioli, 31 anni a luglio, suveretana di origine emiliano-ligure, è la proprietaria di “Nessun Dove”, piccola, e unica, libreria per l’infanzia situata nel centro storico di Suvereto. «Sono perfettamente a mio agio nel piccolo paese, dove sono nata e cresciuta; mi piacciono la natura, il mare, il silenzio e soprattutto i libri che ho incontrato da piccolissima grazie a mia madre appassionata lettrice che però le favole non me le leggeva perché preferiva inventarle».

Tre anni fa ha aperto il suo salotto del libro bambino che ha come insegna la bocca di una balena e porta il nome di “Nessun dove”. A cosa si è ispirata per dargli un nome?

«Al romanzo fantasy di Neil Gaiman che racconta la vita di Richard Mayhew, giovane inglese di provincia, trasferito a Londra per cominciare la sua vita adulta, lavorare, farsi strada nel mondo reale, che trova l’esistenza di un mondo parallelo, popolato e plasmato da chi vive ai margini: gli invisibili, i pazzi, quelli che la gente tende a ignorare».

Chi l’ha iniziata a questa passione?

«La mamma che ha sempre letto moltissimo, ma ho sempre avuto anche un’inclinazione naturale a guardare i libri, a sfogliarli e a leggerli. Mi piacevano e mi piacciono non solo le parole ma le figure e i disegni, tant’è che dopo la terza media ho deciso di fare il liceo artistico, grazie anche a un libro fantastico regalatomi da uno zio».

Quale?

«Il bosco delle meraviglie di Tony Wolf. Pagine appassionanti caratterizzate da illustrazioni bellissime che ho incominciato a disegnare per riprodurle, appassionandomi così al disegno e alla pittura».

Da allora quanti libri sono passati nella sue mani?

«Tantissimi. Non guardo la tv, non ho hobby e appena ho un attimo di tempo libero leggo. Nel periodo i cui andavo a scuola in pullman i miei compagni mi prendevano in giro perché passavo il tempo assorta su un libro e addirittura leggevo anche nell’intervallo o durante le lezioni di matematica, tenendo tutto ben nascosto sotto il banco per non farmi vedere dal professore».

Un percorso costante il suo che, come traguardo, tre anni fa ha fatto tappa in una piccola libreria per bambini arricchita anche da giochi creativi.

«Proprio così e la reazione entusiasta di tante mamme che sono entrate con i loro figli a conoscere il mio mondo mi ha fatto scoprire l’importanza della lettura e capire cosa può lasciare il libro nella vita di un bambino».

E in quella dei genitori.

«Certamente. Leggendo insieme si instaura un legame, una sinergia incredibile, che risveglia anche negli adulti emozioni e ricordi d’infanzia».

Torniamo per un attimo indietro nel tempo. Lei ha lavorato per un periodo come assistente in uno studio dentistico. Poi la svolta. Come mai?

«Avevo un sogno, creare qualcosa di mio con i libri. Già da bambina, mi ero prefissa questo obiettivo e il libro è sempre stato presente in tutte le fasi della mia vita. Un compagno di viaggio insostituibile. Nello studio dentistico ci stavo bene, avevo un buon contratto. Poi hanno chiuso e sono passata attraverso diverse esperienze. Ma non ero soddisfatta e il mio sogno stava uscendo dal cassetto dove era rimasto ad attendermi per tanto tempo. Mi sono detta: “O ci provo adesso o non lo faccio più”».

E ha deciso di farlo a Suvereto, scegliendo come luogo di bottega il centro storico.

«Volutamente ho puntato sul mio paese. E nonostante il raggio d’azione sia abbastanza ristretto, perché Suvereto ha una realtà abitativa piccola, i risultati non si sono fatti attendere. Non è stata tanto la quantità quanto la qualità e oggi ho un pubblico molto attento, sia di mamme (e babbi) che di bambini».

All’inizio nel locale c’era un piccolo bar.

«Si è trattato di un compromesso. Pensavo che un caffè o una bibita aumentassero i clienti. Invece quando dopo un anno e mezzo mi sono resa conto che i clienti entravano più che per il bar per la libreria ho deciso di puntare tutto su quella».

Ai libri però ha unito dei giochi.

«Si, ma solo giochi creativi per abituare il bambino a costruire e giochi educativi per stimolare la voglia di conoscenza».

Il risultato a tre anni di distanza?

«Sorprendente! Accogliere bambini e genitori che vengono insieme a cercare un libro o un gioco e poterli aiutare nella scelta, per me è un privilegio e vedere l’entusiasmo dei miei piccoli clienti mentre guardano con attenzione un libro o un gioco da costruire, è un arricchimento. Senza contare la soddisfazione di poter avvicinarli a qualcosa che li migliorerà».

Come ha accolto la sua iniziativa il paese?

«Benissimo. Mi hanno appoggiato tutti, anche persone che non conoscevo. Sembrava quasi che la gente aspettasse quell’angolo di cultura e questo mi ha dato una grossa spinta per andare avanti.

In un periodo super tecnologico avere un pubblico che sceglie libri e giochi creativi è davvero sorprendente.

«All’inizio pensavo: “Ci provo e poi se non va pazienza”. È andata bene forse perché la passione, quella vera, vale più di tutto e la gente lo percepisce. La mia è una libreria indipendente e non deve essere fatta solo di scaffali ma anche di gente con cui instaurare un dialogo».

Quali sono i libri più gettonati?

«Fortunatamente non ci sono. In questo arco di tempo dall’apertura mi sono imbattuta in bambini e adulti con gusti diversi».

Come cambia il rapporto con il libro quando invece che acquistarlo lo vende?

«Non cambia, non c’è alcuna differenza. Ogni libreria indipendente il più delle volte è caratterizzata dall’impronta personale di chi la gestisce ed è anche ciò che la contraddistingue».

Ci sono fra i piccoli lettori bambini che frequentano più assiduamente il suo negozio?

«Si e anche mamme, che poi mi mandano le foto dei loro figli mentre costruiscono un gioco o leggono un libro acquistato qui. Si è creata una bella amicizia e il mio oggi non è più solo un lavoro ma qualcosa di più».

In questo momento che libro sta leggendo?

«La regina dei mari di Alexandra Lapierre».

Quali sono i generi di libri che preferisce?

«Spazio molto, ma amo particolarmente i romanzi storici e sono affascinata dalle avventure».

Legge poesie?

«No. Ho letto solo quelle di Emily Dickinson, la poetessa statunitense, considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo, perché mi sono appassionata alla sua vita, così particolare e intensa».

Cosa ne pensa degli ebook?

«Non li amo. Mi piacciono solo i libri di carta, mi piace guardarli, sentirne l’odore, conservarli e con gli ebook questo non può accadere».

Non ha mai sentito il bisogno di scrivere?

«No. Mi è capitato di inventare storielle di fantasia, ma l’ho fatto più che altro nell’adolescenza e solo per me: per sostituire il diario segreto che quasi tutte le mie coetanee scrivevano».



Veniamo a lei nel privato. Fra una lettura e l’altra trova il tempo per un fidanzato?

«Certo! Queste però sono cose personali e io non amo parlare di me ma soltanto dei miei libri, oggi più che mai compagni di viaggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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