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Storia e valorizzazione Piombino sotterranea con oltre 40 rifugi

Per l’apertura del percorso sotto il Castello per settembre al lavoro il quartiere Porta a terra e Gianpiero Vaccaro

PIOMBINO. Storia e memoria – recente – ovunque. Piombino è anche questo, persino sotto terra dove esiste un dedalo di rifugi realizzati per dar modo ai cittadini di “cercare di proteggersi” dalle bombe della Seconda guerra mondiale. E quest’anno il quartiere Porta a terra in stretta collaborazione con Gianpiero Vaccaro (39 anni, formazione Iti, lavoro al porto industriale) da sempre appassionato di storia moderna – soprattutto del periodo che va dalla Prima alla Seconda guerra mondiale – puntano a rendere visitabile il rifugio sotto il Castello, nel 75° anniversario dalla realizzazione.

«Per farlo conoscere ai piombinesi e ai turisti – spiega Vaccaro –. E sarebbe bello se il Comune nell’anniversario della strage del Castello, si facesse carico di ricordare i 41 nostri concittadini che qui hanno perso la vita durante una violentissima incursione aerea della Royal Air Force britannica, magari presentando un piano di recupero e valorizzazione dell’area e in generale della memoria di quei fatti. I vari rifugi rimasti in città (oltre una quarantina, compresi Castello, Rivellino, ex Ipsia, piazza Bovio, Palazzo Appiani... ndr) rappresentano un interessante esempio di “museo diffuso” nell’ambito della diversificazione che in tanti auspicano».

Alla scoperta di Piombino sotterranea. «Al quartiere – conferma la presidente Silvia Gianfaldoni – l’idea dell’apertura del rifugio al Castello è nata da un incontro con Vaccaro visitando i sotterranei è stato evidente che resta l’unico più facilmente agibile. Puntiamo a renderlo visitabile per le celebrazioni della Battaglia di Piombino. Sono già in corso incontri in Comune anche perché i camminamenti devono essere adeguatamente illuminati».

«Piombino – riprende Vaccaro – assieme all’Isola d’Elba, fin dagli anni ’20, risulta fra le località di preminente interesse marittimo nazionale e sul promontorio fu organizzato, dalla regia marina, il complesso difensivo. Si potenziano le acciaierie e dalla seconda metà degli anni ’30 furono costruiti, a spese dell’Ilva, una serie di moderni rifugi in galleria nelle borgate operaie confinanti con la fabbrica. Opere imponenti e dimenticate – aggiunge– ; il solo rifugio Ilva del Cotone poteva ospitare 1.500 persone. Poi rifugi privati, per lo più cantine rinforzate, ed a trincee coperte antischegge, scavate in parchi nell’imminenza della dichiarazione di guerra... Ma solo dallo sbarco alleato in Algeria e Marocco, nel novembre 1942, la situazione cambiò davvero. Piombino ed il porto – dice – retrovia del corpo d’armata. Dunque immediata costruzione di nuovi rifugi, i primi di proprietà pubblica al Castello e in piazza Bovio. Ma la galleria che più ha lasciato un segno – conferma Vaccaro – resta quella sotto il bastione pentagonale della fortezza. Qui, per ressa e mancanza di aerazione, sembra si verificassero spesso malori. Così un gruppo di volontari della Pubblica assistenza e dipendenti comunali avevano scavato un piccolo cunicolo verso la via del Coro come uscita d’emergenza, che ancora esiste, iniziativa provvidenziale perché salvò

molte vite la notte del 12 maggio 1944 quando una bomba colpì il bastione in corrispondenza dell’imbocco del rifugio, che in parte franò». Rifugi abbandonati: riscoprirli è seguire il mosaico dei ricordi, un altro tassello della (nostra) memoria.

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