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L’amore “di ferro” di Lido e Clelia: insieme da 70 anni

Si conobbero lavorando la terra di Seccheto, domenica hanno festeggiato 70 anni di matrimonio

CAMPO NELL'ELBA. Una storia d’amore lunga settant’anni, stando sempre insieme. Una vita trascorsa l’uno vicino all’altra, sostenendosi a vicenda. Protagonisti Lido Pisani (classe 1923, di Seccheto) e Clelia Montauti (classe 1926, di San Piero). Hanno festeggiato le loro “Nozze di Ferro” nel ristorante ‘Il Golfo’ di Marina di Campo, circondati da figli, familiari e una nidiata di nipoti, l’8 aprile scorso, alzando al cielo i calici di spumante per ricordare la cerimonia celebrata nella chiesa di San Piero, cioè nella parrocchia rigorosamente della sposa come vuole la tradizione elbana, appunto l’8 aprile 1948.

Il fatidico ‘Sì’ fu scambiato tra lui 25enne e lei 22enne. Il pranzo di matrimonio fu confezionato a casa. Si fece festa, cucinando due conigli e due galline allevate rigorosamente in campagna a Seccheto, dove i due sposi avevano appezzamenti di terra. Si brindò, allora, con buon vino locale. Non c’era spumante di marca perché venivamo dalle conseguenze di una guerra perduta malamente. E il viaggio di nozze? A piedi lui e a dorso d’asino lei, partendo da San Piero a Seccheto, dove i due avevano preparato il nido d’amore. Dalla loro unione nacquero i due figli Arturo (classe 1951) e Tiziana (classe 1962). «Due stanze che mio padre – dice il figlio Arturo – aveva sistemato e ristrutturato nel podere di famiglia».

Pranzo di famiglia per Lido e Clelia
Pranzo di famiglia per Lido e Clelia

Tornarono a Seccheto, dove la storia d’amore era iniziata. Qui si erano conosciuti e frequentati. E galeotta in questo caso era stata la vigna. «Mio padre e mia madre – continua sempre Arturo Pisani – avevano terreni confinanti. E a quei tempi la vigna aveva bisogno di continue e costanti cure, visto e considerato che per ogni periodo dell’anno la vite necessita di interventi particolari e mirati, se si vuole ottenere una buon prodotto». Ma nell’orizzonte di Lido non c’era soltanto Seccheto e la vigna. C’era anche il negozio che suo padre, Giuseppe, grande invalido della prima guerra mondiale (era ritornato all’Elba praticamente cieco), era riuscito ad attrezzare ottenendo vista la sua invalidità permanente la concessione e aprire (correva l’anno 1922) nella zona del porto della Marina una tabaccheria.

Aiutava il padre quando non ce la faceva più, per poi sostituirlo a tutti gli effetti il 20 febbraio 1954, quando diventò titolare del punto vendita, oggi gestito dal figlio Arturo. Anche in questo nuovo lavoro Lido fu accompagnato e sostenuto nelle fatiche dalla moglie Clelia. Siamo agli albori del turismo, quando Marina di Campo, grazie alle bellezze delle sue spiagge, cominciò ad attirare l’interesse e la curiosità di un turismo elitario sia dal nord Italia, sia dalla Francia e dal resto d’Europa. E il negozio cominciò a dare i suoi primi importanti profitti. È il boom economico che investe anche il paese rivierasco dell’Elba. Ma i suoi genitori hanno viaggiato qualche volta fuori dall’Elba? «Sì – ci risponde Arturo – hanno partecipato a qualche gita sociale: sono andati a Roma e poi hanno fatto visita a parenti che abitano a Benevento». Ma qual è stata la formula per una vita vissuta così a lungo insieme? «Il prediligere le cose semplici. Essenziali - conclude Arturo - avendo cura l’uno dell’altra, amando la genuinità e la naturalezza». Come dire la tempra squisitamente elbana.

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