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«Jsw a gennaio ci scrisse  che voleva l’altoforno»

«Jsw a gennaio ci scrisse che voleva l’altoforno»

Romagnani (Fiom) preoccupato: inspiegabile il cambio di rotta sui forni elettrici Ieri iniziato il lavoro di verifica del team indiano nello stabilimento Aferpi

PIOMBINO. È iniziato ieri mattina in Aferpi il lavoro dei tecnici della Jsw di Sajjan Jindal che per sei settimane saranno impegnati nelle verifiche impiantistiche e contabili. Il gruppo guidato da Virendar Bubbar, che rappresenta gli interessi in Italia di Jindal, ha iniziato il suo lavoro negli impianti di laminazione studiando i tipi di profili usati su tutti i treni.

Lavoro fondamentale per constatare le condizioni dei treni – due in particolare, barre e vergella sono fermi da molto tempo – e verificare la possibilità di farli ripartire e rientrare in un mercato da cui Aferpi (escluse le commesse delle rotaie per Rfi) ormai si è autoescluso.

Se questo tipo di lavoro si concluderà verso la fine di aprile è difficile immaginare, in caso di due diligence positiva, che si vada verso la chiusura dell’affare con Cevital in tempi rapidi, soprattutto considerando l’incertezza della situazione di Governo. Jindal ha bisogno di un interlocutore certo dopo i preaccordi col ministro uscente Carlo Calenda e col governatore Enrico Rossi, al momento unico punto di riferimento per la società indiana.

Intanto continuano a far discutere le indiscrezioni sul presunto cambio di strategia prospettato da Jsw, che ora punterebbe su due forni elettrici e non più sul rifacimento dell’altoforno. Ieri a margine della conferenza stampa della Cgil sui nuovi assetti, il segretario della Fiom, Davide Romagnani, ha consegnato ai giornalisti una lettera firmata da Jayant Acharya, direttore commerciale di Jsw, che in risposta alla richiesta dei segretari di Fim, Fiom e Uilm di conoscere i progetti di Jindal, lo scorso 15 gennaio scriveva che «la nostra visione per Piombino è di realizzare un’acciaieria integrata con un altoforno supportato da un modernissimo laminatoio», quello appunto per i coils che rappresenterebbero la quarta produzione dello stabilimento.

Per Romagnani dunque resta inspiegabile «che dopo la ristretta al Mise Jindal abbia cambiato improvvisamente idea», come avvenne tre anni fa dalla sera alla mattina con Issad Rebrab, fa capire il segretario della Fiom, prospettando un

qualche intervento preventivo della politica nel timore di una reazione negativa della città al ritorno dell’altoforno. «Cosa è successo per mutare così radicalmente opinione?», chiede Romagnani, preoccupato che alla fine «magari si scopra che senza Afo mancano 500 posti di lavoro».

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