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Polo di demolizione, investimento a rischio

La Pim congela i 14 milioni giudicando scarsa la remuneratività dell’affare: il progetto prevede 200 posti di lavoro

PIOMBINO. La firma dell’atto di concessione alla Piombino industrie marittime della nuova banchina e del piazzale da otto ettari sul porto è del settembre di due anni fa, a metà del 2017 capannoni e macchinari avrebbero dovuto essere pronti: invece al porto è tutto fermo, e il polo per la rottamazione e il refitting delle navi (che attendeva 14 milioni di investimenti privati per 200 posti di lavoro a regime) resta ancora un progetto, ma con sempre più deboli speranze di veder la luce.

Che il progetto abbia un futuro a dir poco incerto lo rivela l’Autorità di sistema (come cita un articolo della rivista online Stile libero) nel suo Piano operativo triennale 2018-2020: nel documento si legge che rispetto alla demolizione delle navi militari che era assicurata dall’Accordo di programma del 2014 e da successive rassicurazioni del ministro Roberta Pinotti, «non si è trovato alcun accordo col ministero della Difesa data l’incoerenza tra il valore prospettico delle imbarcazioni e gli effettivi ricavi potenziali dalle operazioni di refitting o demolizione».

Tanto che secondo l’Autorità di sistema presieduta da Stefano Corsini «sono messi in discussione i principi su cui è stata fondata la sostenibilità economico-finanziaria di questa sezione dell’Accordo di programma», così da rendere necessaria la convocazione del tavolo dei sottoscrittori di quell’Accordo «per effettuare una ricognizione circa il permanere della sostenibilità degli obiettivi a suo tempo fissati».

A questo proposito il vicesindaco Stefano Ferrini conferma «che una riunione è fissata in questo mese con Pim per capire le reali intenzioni dell’azienda. Da parte nostra faremo il possibile per aiutare a superare gli ostacoli. Quello del refitting e della demolizione delle navi è un mercato importante, di cui le navi militari rappresentano una piccola parte».

Ferrini assicura peraltro che «comunque quella banchina non può restare a lungo inutilizzata. Faremo incontri e verifiche poi con Pim o senza Pim quella banchina deve lavorare».

Pare non manchino infatti le richieste per occupare spazi sul porto: la banchina affidata a Piombino industrie marittime (consorzio costituito dalla società genovese San Giorgio del porto e dalla Fratelli Neri di Livorno) è lunga 350 metri e larga cinquanta, per oltre 100mila metri quadrati, il fondale è di 20 metri, quanto era reso necessario per ospitare la Concordia.

Fu un impegno preso dal governatore Enrico Rossi col Governo quello delle 38 navi militari che avrebbero dovuto agevolare l’inizio del lavoro di Pim, una sorta di risarcimento per la decisione di trasferire la carcassa della Concordia a Genova invece che a Piombino. Quella del polo di rottamazione era una delle iniziative studiate per sostenere l’occupazione, inserita nell’Accordo di Programma nei giorni della chiusura dell’altoforno, finalizzata all’occupazione di 200 persone, specialmente all’inizio operai, e poi ingegneri, tecnici e impiegati.

Le difficoltà dell’investimento sembrano dunque legate alla scarsa proficuità, data dalla differenza tra gli alti costi vivi della demolizione – dovuti anche a una particolare tecnologia scelta da Pim – e il valore di mercato del rottame, oltre che ai mancati incentivi statali su cui si faceva conto.

Si capirà dunque entro il mese se il progetto del polo di refitting e rottamazione andrà avanti.
Ovvio che al momento restano più dubbi che certezze, anche in considerazione di un recente e importante investimento della San Giorgio in un cantiere navale a Marsiglia.
 

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