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Otto mesi per un intervento urologico

Sforato il limite anche per i casi più urgenti, a fine gennaio erano 349 in attesa di essere operati nelle diverse specialistiche

PIOMBINO. Trecentoquarantanove persone in attesa di essere operate. Il dato di Villamarina è riferito al 31 gennaio scorso ed è contenuto in un report che tratteggia il quadro di tutta l’area livornese dell’Asl.
Il numero include i tre tipi di classificazione previsti dalla normativa regionale a seconda della priorità. Massimo 30 giorni per le urgenze, 60 per la fascia intermedia, la B, e la C per gli interventi ancor più differibili, da eseguire comunque entro i 90 giorni.

Nella A, dove sono inquadrati i casi clinici più seri, ci sono ben 118 persone. Analoga (124) la situazione nella fascia intermedia. Più basso (108) il numero dei pazienti in attesa di entrare in sala operatoria per situazioni meno impegnative.

Il reparto più sofferente resta Urologia dove per i casi più complicati il tetto del mese viene sforato di 17 giorni. Le altre specialistiche rientrano nei limiti.

I giorni di attesa quantificati nelle ultime tre colonne della tabella riportata in pagina, dicono quanto hanno dovuto aspettare i pazienti operati in gennaio, suddivisi per le stesse tre tipologie.

Il record anche stavolta spetta ad Urologia con 78 giorni per i casi più gravi (oltre il doppio del previsto), ben 190 (oltre 6 mesi) per la fascia B e addirittura 246 (oltre 8 mesi) per i meno urgenti. La mancanza di un urologo ha, naturalmente, un peso a cui non possono ovviare la buona volontà e la professionalità dello staff guidato dal dottor Marco Siculo.

Poco edificante anche la situazione di Ortopedia protesica dove i casi clinici meno urgenti hanno dovuto aspettare sette mesi per risolvere il problema. L’ingresso del dottor Michele Palomba dovrebbe tagliare i tempi.

La Uil Fp con Paolo Camelli si concentra su un paio di elementi che afferma di aver ripetutamente segnalato.
«Nelle 4 zone di Livorno, Cecina, Piombino e Portoferraio ci sono diversità rilevanti, con forti criticità a Livorno e Cecina ed una situazione migliore a Piombino e Portoferraio. Questo dato - afferma il sindacalista - contrasta nettamente con il principio di pari opportunità che il servizio sanitario deve garantire ai cittadini nelle tre classi di accesso».

Camelli evidenzia anche la difficoltà da parte aziendale ad intervenire con una efficacie politica degli organici a sostegno delle aree critiche. In particolare, i dati su Piombino e l’Elba evidenzierebbero in modo chiaro che se l'Azienda evitasse le chiusure estive e natalizie delle stanze opertaorie, emergenze escluse, non ci sarebbero liste di attesa. «Infatti - afferma - sarebbero sufficienti circa 20 giorni di ulteriori aperture dell’attività chirurgica per evitare quelle attese».

Per Camelli i dati di Piombino sono tali «in quanto l'Azienda non garantisce un organico adeguato di medici nelle specialità di urologia, otorino, ortopedia. E questi sono i temi dell'attuale vertenza».
Vertenza sul piano assunzioni che segna per lunedì un incontro con l’azienda, giunto dopo che i sindacati avevano proclamato lo stato di agitazione. Obiettivo di Cgil,Cisl,Uil

ed Rsu, il miglioramento della condizione in cui lavorano centinaia di operatori sanitari. Solo a Villamarina mancano una trentina di persone. Va di conseguenza, tra gli obiettivi del sindacato, il legame tra l’assistenza ai cittadini e le buone condizioni di lavoro degli operatori.

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