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L’elbano “jet” dei ghiacci vola in Corea del Sud

Francesco Costa alle olimpiadi invernali con gli azzurri del bob: "E' un onore rappresentare il mio paese"

PORTOFERRAIO. Muscoli di granito elbano, gambe potenti da velocista e un entusiasmo incontenibile, sempre pronto ad emergere con naturalezza dalla sua faccia da bravo ragazzo. Francesco Costa, portoferraiese di 32 anni, ha scelto un modo particolare per coronare il suo sogno da campione dello sport. Cresciuto sotto il sole e tra le ghiaie bianche delle spiagge di Portoferraio, è diventato uno dei migliori interpreti del bob mondiale. Sul ghiaccio. Avete capito bene, un elbano campione di uno sport invernale. E che campione, visto che Francesco domenica 4 è partito per il pre-ritiro in vista delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, in Corea del Sud.

In questi giorni ha lavorato senza sosta per portare al top il suo stato di forma allenandosi a Piombino, dove da qualche anno vive con la sua ragazza Francesca Manetti. Tra pochi giorni sarà all’altro capo del mondo per difendere i colori azzurri della nazionale di bob a 4. E lo farà per la seconda volta in carriera, visto che il “jet elbano” ha partecipato, quattro anni fa, alla spedizione azzurra di Sochi, in Russia.

Francesco, come è scattata la scintilla tra un elbano e il bob sul ghiaccio?

«Da piccolo su Eurosport guardavo le gare di bob, giuro. Ma è nel 2010 che è scattata la scintilla sulla pista di atletica. Io ero già nella squadra delle Fiamme Oro della Polizia, ero impegnato in una gara in Italia e fui visionato dal direttore tecnico di allora del bob. Mi chiese se avessi voglia di andare con lui per fare dei test per la nazionale».

Come si passa dalla pista al ghiaccio?

«Io facevo i 200 metri, specialità per cui serve un mix di potenza ed esplosività. Ero incuriosito dal mettermi alla prova con il bob e i primi test fisici che feci al Sestriere andarono bene. Per gli esercizi atletici, ovviamente, mi trovavo molto meglio, adattarmi al bob è stato più complicato. Ma mi sono rimboccato le maniche e con tanta pazienza e forza di volontà ci sono riuscito».

Com’è la stagione tipo di un azzurro del bob a 4?

«La mia stagione invernale parte a fine ottobre e si conclude a febbraio o marzo, a seconda del calendario. A ottobre andiamo di solito in Germania per preparare la stagione. A novembre partono le gare ufficiali. Giro il mondo, abbiamo tappe in America, in Canada e in tutta Europa. Pause? Solo per Natale. L’estate la passo tra Piombino e l’Elba dove mi alleno, tanto mi bastano un campo di atletica e una palestra».

Preparare un’olimpiade cosa comporta?

«Tanto impegno, sotto diversi punti di vista. La preparazione inizia quattro anni prima, finite le Olimpiadi precedenti: l’ultimo anno è quello più stressante. Non puoi prendere niente sotto gamba».

Cosa si prova a indossare la tuta azzurra?

«L’Olimpiade di Sochi fu un’emozione pazzesca, mi rimarrà sempre nel cuore. L’ho vissuta a pieno, ma forse ero meno consapevole di adesso. Quest’anno, invece, la convocazione me la sono conquistata, era più difficile restare in squadra».

Concorrenza forte?

«Si è alzato il livello, sono arrivati nuovi elementi giovani e validi. Di 10-12 che eravamo, ne sono stati selezionati solo quattro. Nei test è stata una battaglia, sono riuscito a conquistarmi un posto in quella che sarà la mia ultima Olimpiade».

La nazionale del bob con Francesco...
La nazionale del bob con Francesco Costa (secondo accosciato da destra)

Quali sono le tue qualità?
«In genere corro come frenatore principale, ovvero da quarto elemento, ma riesco a ruotare e a coprire anche i ruoli di frenatore laterale. Dobbiamo spingere forte fino all’ultimo appoggio sul ghiaccio, garantendo al pilota la velocità massima. Quali muscoli uso? Tutti (sorride ndr), è una faticaccia».

È stato difficile far diventare lo sport un lavoro?

«Già quando frequentavo il Cerboni facevo la spola con la nave per andare al campo di atletica di Piombino con gli allenatori Quilici e Mansani. C’era un mio compagno più grande di me, Marco Cuneo, che correva i duecento metri per i Carabinieri. Guardavo questo ragazzo e dicevo: “Però, non sarebbe male”. Era un sogno, che poi si è materializzato quando sono entrato con il gruppo delle Fiamme Oro di Padova, undici anni fa».

Sarai titolare in Corea?

«Siamo in cinque per quattro posti. Un posto va al pilota, gli altri quattro si giocheranno gli altri tre posti. Le variabili sono molte. Dal peso, all’intesa tra gli elementi, fino allo stato di forma. Vedremo».

Che obiettivi si pone la squadra italiana?

«Ci sono team molto forti, un pronostico è difficile. I tedeschi sono forti, i coreani conoscono bene il tracciato. Noi ci giocheremo le nostre carte».

Come ti vedi nel futuro?

«Mi piacerebbe restare nello sport, per insegnare quello che ho imparato ai più giovani. Ma sono nella polizia e non mi dispiacerebbe intraprendere questa professione, magari tornando a casa sull’isola».

Di certo il tifo dalla tua isola e da Piombino non mancherà..

«Mi ricordo i giorni di Sochi. Quando scesi sul ghiaccio erano tutti incollati al televisore. Mi scrivevano anche persone anziane che leggevano Il Tirreno e pur non capendo niente di bob mi tempestavano di domande. Sono l’unico toscano in Corea? Sono orgoglioso».

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