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«Inaccettabile trasferire 60 lavoratori a Genova»

Mittal cede ad Arvedi ma non vuol lasciargli la linea (e i clienti) della verniciatura. I sindacati: non possono essere i dipendenti Magona a pagare per l’operazione Ilva

PIOMBINO. Per il sindacato la linea tracciata da Arcelor Mittal per la cessione di Magona ad Arvedi, cioè con l’esclusione della verniciatura 2, da smontare e ricomporre a Genova dove per non perdere il lavoro dovrebbero trasferirsi 60 lavoratori, è semplicemente «inaccettabile».

Segreterie e rsu di Fim, Fiom e Uilm lo hanno detto ieri mattina all’ad di Arcelor Mittal Piombino, l’ex direttore di stabilimento Leandro Nannipieri. Ieri infatti l’azienda ha di fatto ufficializzato ai sindacati quanto previsto nel preliminare firmato col Gruppo Arvedi. Fim, Fiom e Uilm e rsu hanno chiesto un incontro urgente al presidente Giovanni Arvedi, giudicando inammissibile che «a fronte di una cessione dello stabilimento indotta dall’Antitrust per consentire l’acquisizione di Ilva, vicenda importantissima per la siderurgia italiana che riguarda circa 20.000 persone, 5 miliardi di investimenti e un’enorme sfida sul piano ambientale per Mittal, si voglia far pagare il prezzo di questa operazione ai 60 lavoratori della verniciatura di Piombino».

Ieri subito dopo il confronto con Nannipieri, i sindacati hanno inviato la richiesta d’incontro ad Arvedi, «per conoscere il suo piano industriale e le garanzie sociali e occupazionali per i lavoratori di Magona».

«Per noi è estremamente necessario incontrare il Cavalier Arvedi – dice Claudio Valacchi, coordinatore rsu Fiom – L’arrivo del gruppo cremonese è senz’altro un’opportunità ma dobbiamo discutere al più presto di alcuni aspetti: c’è l’intenzione di ripristinare verniciatura 1? Ci sono linee che ripartono? Non ci interessano i giochi tra le proprietà, se Mittal vuol portarsi via la verniciatura 2, Arvedi assuma anche quei 60». Il ragionamento è che se la nuova proprietà ha intenzione di investire in una verniciatura, ripristinando la vecchia linea, le competenze di quei 60 lavoratori saranno comunque indispensabili.

Arvedi del resto nei giorni scorsi ha voluto precisare che nel preliminare d’acquisto l’accordo sulla verniciatura 2, che Mittal intende mantenere per un anno a Piombino prima di smontare la linea portandola allo stabilimento Genova - dove tra l’altro ci sono esuberi – non è stato fatto per sua volontà ma anzi l’azienda cremonese «ha unicamente preso atto della decisione operata da Mittal».

Insomma, è immaginabile che ad Arvedi la verniciatura interessi, e che Mittal abbia fatto questa mossa per non lasciare

il portafoglio clienti a un concorrente. «Ma certo se la cessione di Magona è così determinante per le sorti dell’affare Ilva – conclude Valacchi – deve essere chiaro che la vicenda di Taranto non può chiudersi senza che venga risolta contestualmente la questione del nostro stabilimento».

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