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Aferpi: «Rebrab non ci terrà in ostaggio»

Aferpi: «Rebrab non ci terrà in ostaggio»

Calenda ribadisce: deve andarsene, ci sono altri imprenditori interessati alla ex Lucchini

PIOMBINO. «Io sono sempre preoccupato fin quando le crisi non si concludono. Su Piombino siamo adesso in una fase, decisa fra l’altro con i sindacati, in cui il messaggio è molto chiaro: l’investitore, che non ha fatto quello che doveva fare, se ne deve andare».

Così, martedì 9 gennaio a Firenze, a margine dell’inaugurazione di Pitti immagine uomo, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha parlato della crisi dell’acciaieria Aferpi, ribadendo il suo “invito” a farsi da parte al gruppo Cevital di Issab Rebrab.

Il ministro ha poi dato una risposta indiretta a una delle questioni fondamentali, e cioè se in questi mesi segnati dall’avvio del contenzioso legale, ci sono ancora imprenditori che pensano all’acquisto della ex Lucchini: «Ci sono altri investitori interessati - ha detto Calenda - e Rebrab non può pensare di tenere in ostaggio la fabbrica. Non glielo consentiremo. Metteremo in atto, e stiamo mettendo in atto, tutte le azioni legali che servono per risolvere questo problema».

Di fatto è anche una risposta alla recente richiesta del sindacato al Governo di un’azione più incisiva da qui al voto per riuscire a chiudere con Rebrab. E Calenda pare credere ancora nella possibilità che la stretta legale imposta dal commissario Piero Nardi, convinca Rebrab a cedere. Ad aprire cioè una trattativa con chi ancora è interessato alla ex Lucchini, Sajjan Jindal, secondo indiscrezioni alla finestra, in attesa che la vicenda si sblocchi.
I sindacati hanno chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente al ministro Carlo Calenda, annunciando la ripresa delle mobilitazioni se in tempi brevi la situazione in qualche modo non si sbloccherà.

Ma Calenda ha abituato tutti al fatto, quanto

meno negli ultimi tempi, che non fa più convocazioni per incontri interlocutori. Probabile quindi che chiamerà i sindacati se e quando ci saranno davvero novità importanti. E i sindacati dal canto loro sono chiamati in tempi brevi, se nulla cambierà, a decidere nuove strategie d’azione.

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