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Morto a 36 anni in piazza Bovio, la svolta: s’indaga per omicidio

Piombino: Alessandro Benucci potrebbe essere stato trascinato in spiaggia e pestato. Il fratello lo ricorda con una poesia

PIOMBINO. Ci sono casi che sembrano risolti in partenza perché sono chiarissimi. Ma anche no. Finché non spunta un dubbio e quel dubbio non si insinua davvero nella mente di un magistrato. E vi si conficca come un chiodo.

Il caso di piazza Bovio è uno di questi. Il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo ha aperto un fascicolo sulla morte di Alessandro Benucci, il trentaseienne trovato senza vita nella spiaggetta sottostante , in una mattina soleggiata di autunno. Era mercoledì 25 ottobre e sulle prime si era parlato di suicidio, di una caduta accidentale, di un malore causato dagli stupefacenti. Perché Alessandro era un tossicodipendente, lo sapevano tutti, anche la sua famiglia. E un drogato in piazza Bovio, di notte, poteva fare una cosa sola.

E invece no. O almeno, non è così chiaro e scontato. Ora sul fascicolo del pm c’è scritto la parola “omicidio”. E’ un’ipotesi anche questa, certo. Ma un’ipotesi suffragata da elementi precisi.

A cominciare dalle condizioni della vittima, dal tipo di ferite riscontrate sul corpo. Tutte ferite poco compatibili con la caduta da quell’altezza (una ventina di metri) e molto compatibili, invece, con un pestaggio.


Un polso rotto, il sinistro. Tumefazioni particolari sulle braccia, segni accoppiati, come quelli che avrebbe potuto lasciare un tirapugni o un altro oggetto contundente simile mentre la vittima cercava di ripararsi dai colpi, appunto, coprendosi la faccia con le braccia. Lo stesso tipo di tumefazione a un fianco.

Nessuna escoriazione sul volto ma una ferita importante alla nuca, con tre segni anche questi perpendicolari. Ferite interne ai reni, alle costole. I vestiti intatti, puliti, compresa la felpa. E poi le scarpe, portate slacciate ma ancora ai piedi del ragazzo. Improbabile durante una caduta del genere. E infine le alghe: ai calzini, sotto i calzini, dentro le scarpe, Benucci aveva moltissime alghe. Come se fosse stato trascinato, più che precipitato, su quella spiaggetta.

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In tutto questo, nemmeno una goccia di sangue: non sui vestiti, come si è detto, non sugli scogli vicini, non intorno al corpo. L’insieme di queste incongruenze rispetto al quadro iniziale è stato sottolineato dal dottor Giuseppe Alessandrini, il consulente incaricato dalla famiglia che ha assistito all’autopsia condotta dal medico legale Damiano Marra. Famiglia che si è rivolta all’avvocato Franco Balestrieri e che si batte con tutte le forze perché venga accertata la verità.

Perché al suicidio o alla caduta non ci crede nessuno, in casa Benucci. E cominciano a crederci molto meno anche gli investigatori.

Così il pm Rizzo ha chiesto alla polizia piombinese non solo di sentire a sommarie informazioni i genitori del ragazzo e lo stesso dottor Alessandrini, ma di allargare le indagini a tutto campo. Indagini che comunque si erano già estese all’intero sottobosco dello spaccio. Perché è lì che si cercano gli eventuali assassini e il movente.

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Si dice che Alessandro avesse debiti. Ma chiunque bazzichi quegli ambienti deve soldi a qualcuno. E non si fa mai fuori un cliente, nemmeno se deve una grossa somma. Si cerca piuttosto di recuperarla, quella somma.

Si dice poi anche il contrario, e cioè che Alessandro da un paio di giorni avesse l’improvvisa disponibilità di molti soldi. Oltre un migliaio di euro dei quali nessuno versato ai propri fornitori. Come se avesse spacciato per conto proprio, fuori dal controllo di chi, a Piombino, gestisce i giri di droga.

Ecco perché si fa strada con forza l’ipotesi che quella notte ci sia stato un pestaggio. Un pestaggio magari sfuggito di mano. Alessandro, non robusto e debilitato dall’uso degli stupefacenti, potrebbe essere stato ucciso dalle botte e poi lasciato lì, sulla spiaggia, dove si trovava già prima o dove i suoi assassini lo hanno trascinato.

Le telecamere purtroppo non aiutano, anche l’unica (quella sopra Palazzo Appiani) è puntata sulla piazza, mentre la zona in questione è quella all’angolo con viale del Popolo.

Con chi era Alessandro? Quella sera era uscito come faceva spesso. La moglie, incinta e prossima a partorire, era rimasta a casa. C’è un testimone, un amico di Alessandro, che ha detto alla polizia di aver trascorso la serata con lui passeggiando in corso Italia fino alle 2,45. Poi Benucci lo avrebbe salutato dicendo che aveva un appuntamento con alcune persone.

La morte si fa risalire fra le 3 e le 3,30 di quella notte. Il corpo poi sarà scoperto alle 7,30 da un uomo a passeggio con il cane in piazza Bovio. Le persone con cui Benucci si è incontrato potrebbero essere quelle che lo hanno ucciso. Magari dopo averlo convinto o costretto a scendere in spiaggia, per togliersi dalla strada. E se c’è stato un omicidio, ci sono uno o più assassini ancora in giro.

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