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«Dialogo con Rebrab solo se vende»

Il ministro Calenda al “question time” alla Camera: verificheremo anche se tutte le condotte di Cevital siano state lecite

PIOMBINO. La discussione con Issad Rebrab e Cevital è chiusa, si potrà riaprire solo in caso di cessione a un imprenditore dell’acciaio, che sia qualificato. Intanto saranno verificate sia la solvibilità dell’azienda, sia l’eventualità che siano state commesse operazioni non lecite.

Lo ha detto, senza tanti giri di parole, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, rispondendo all’interrogazione presentata da Sinistra Italiana con Stefano Fassina. Al “question time”, ieri alla Camera, il titolare del Mise ha riassunto la vicenda, chiarendo che il Governo ha ormai deciso di usare tutte le forme legali per arrivare anche alla risoluzione del contratto.

Fassina, da parte sua, ha risposto che si sarebbe aspettato qualche chiarimento in più e ha fatto notare che niente è stato detto sulla questione bonifiche, che dipende interamente dal Governo, e che potrebbe essere una grande occasione per far lavorare gli operai.

«Come sapete – ha detto il ministro Calenda - è stato il Governo a far firmare a Cevital un “addendum” con scadenze precise, con l’intento di prorogare la vigilanza sulla vicenda. Abbiamo incontrato più volte l’imprenditore, ma le risposte che ci sono arrivate sono state inadeguate e evasive. Per cui a questo punto la nostra linea è quella di usare tutti gli strumenti legali possibili, fino alla risoluzione del contratto, verificare le condizioni di solvibilità dell'azienda, eventualmente applicare le norme che in questo caso si possono applicare, e verificare se le condotte dell'imprenditore, ovvero della società Cevital, siano condotte lecite e legittime ».

Il Governo, però, si aspetta ancora un passo di Cevital: «Ci auguriamo che l’imprenditore arrivi a un ravvedimento e che decida la cessione dell’azienda a un imprenditore, che sia qualificato. Questo è decisivo, perché proprio questa vicenda dimostra che non ci si improvvisa imprenditori di questo settore. La nostra linea, peraltro, è sempre stata condivisa con i sindacati e, a questo punto, il dialogo con l’imprenditore algerino potrà riaprirsi solo in caso di cessione dell’azienda stessa, cessione sulla quale il Governo vigilerà».

Fassina si è detto preoccupato della risposta di Calenda, ritenuta almeno incompleta: «Volevamo più informazioni – ha commentato – perché sappiamo bene a cosa siamo arrivati dopo due anni e mezzo di Cevital, sappiamo del ricatto sugli stipendi, peraltro rilevatosi un bluff perché a pagarli è, per il 90%, l’Inps e sappiamo della capacità di Rebrab di allungare sempre i tempi della vicenda».

E Fassina ha incalzato il ministro sulle bonifiche:

«Niente invece ci ha detto sulle bonifiche, che peraltro dipendono interamente dal Governo e sono decisive per la zona di Piombino, perché sarebbero un’occasione di lavoro qualificato. Non si dimentichi, ministro, che in quell’area sono centinaia le famiglie ormai alla disperazione».

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