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Benikene contro Nardi: «Pignora i conti per sostenere l’insolvenza»

Cevital: «in Aferpi stipendi a rischio». In realtà l’azienda paga il 10% degli emolumenti

PIOMBINO. Se le parole di giovedì del ceo di Cevital, Said Benikene («siamo consapevoli di non poter procedere senza il supporto del Governo, per questo abbiamo preso in considerazione l’ipotesi di cedere le acciaierie di Piombino») sembravano raccogliere l’auspicio del ministro Carlo Calenda alla «ragionevolezza dell’investitore», sabato 3 lo stesso Benikene ha rialzato la temperatura dello scontro, mettendo in discussione il pagamento degli stipendi, di cui peraltro Aferpi versa il 10% mentre il resto è dell’Inps: «Confermiamo – ha spiegato ieri Benikene – di aver ricevuto comunicazione del pignoramento dei nostri conti correnti bancari da parte del commissario della Lucchini».

Per il ceo di Cevital il pignoramento è «legato a pretese penali da pochi giorni unilateralmente pretese dal commissario» per l’interruzione dell’attività produttiva e «non confermate da alcun doveroso accertamento giudiziale», anzi «a cui ci siamo opposti». Atteggiamento che secondo Benikene è «indice della volontà di rendere difficili nei prossimi mesi i nostri pagamenti di stipendi e fornitori».

Oggetto del contendere che ha portato al pignoramento sono le penali, per un totale di circa 3 milioni, contestate dal commissario Piero Nardi per le inadempienze di Aferpi in relazione agli impegni assunti con l’addendum del 30 giugno.

Rilievi contestati da Benikene, che nega «nostre mancanze o inadempimenti nei confronti delle banche o di terzi», aggiungendo che «le penali sono state da noi prontamente contestate in quanto l’interruzione delle attività è stata solo parziale e soprattutto diretta conseguenza del diniego all’esportazione di valuta dall’Algeria. E ciò costituisce notoriamente un evento di forza maggiore, con conseguente inapplicabilità di alcuna penale». Per il ceo di Aferpi, che chiede l’intervento di Calenda «nell’ambito di quanto da lui auspicato», il pignoramento richiesto da Nardi è «un significativo indice della volontà di sostenere l’insolvenza di Aferpi, a cui ci opporremo con tutte le forze».
Ma c’è dunque davvero il rischio che non vengano pagati gli stipendi e la tredicesima? Da ambienti vicini al commissario questa eventualità – quanto meno dal punto di vista tecnico-legale – viene negata, visto che il pignoramento insiste solo sul valore delle penali, ma il resto della liquidità di cassa (che supererebbe i 10 milioni) può essere usato liberamente.

Ecco perché secondo la Fiom «La notizia lanciata alla stampa dal signor Benikene pare un bieco tentativo di terrorismo mediatico. Vorremmo ricordargli che i lavoratori a oggi anche grazie alle loro incapacità gestionali, sono sostanzialmente retribuiti al 90% dalla collettività, ossia dall’Inps». Sul pagamento degli stipendi comunque i sindacati domani chiederanno formalmente una risposta all’azienda.

La mossa di Benikene potrebbe però far parte delle schermaglie in una fase probabilmente decisiva della vicenda, anche perché al di là delle motivazioni addotte dal ceo di Cevital, non pagare gli stipendi (o meglio la parte dovuta dall’azienda) potrebbe davvero essere un passo decisivo verso la dichiarazione d’insolvenza, che aprirebbe la strada a un nuovo commissariamento.

Per il sindaco Massimo Giuliani «Benikene non può certo andare orgoglioso di queste dichiarazioni. Cevital ha tutta la possibilità di uscire con

maggiore dignità da questa situazione: mi auguro che la società algerina prenda coscienza che trattare la cessione delle acciaierie è l’unica opzione. E che il Governo raccolga i segnali con un’azione che faciliti il raggiungimento di un accordo tra Cevital e uno dei potenziali compratori».

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