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PIOMBINO

Ora “Salviamo Piombino” Nasce il comitato cittadino

Né soldi né partiti: Sabrina Bacci, promotrice, ha già raccolto oltre 200 firme «Progetti e idee per sviluppare una ripresa economica davvero alternativa»

PIOMBINO. Piombino: mare, natura, storia in declinazioni di bellezza, inclusi vino e cucina d’eccellenza. Ma una situazione economica sempre così legata all’acciaio che aggrava il senso di disorientamento (comunque assai diffuso). E siti web locali – tranne eroici tentativi di positività – che fanno incetta di polemiche.

“Se qualcosa non ti piace, cambiala. Se non puoi cambiarla, cambia il tuo atteggiamento. Non lamentarti” (Maya Angelou): è quanto deve aver pensato Sabrina Bacci, lavoro part time alla tabaccheria della sorella, promotrice di un “comitato cittadino Salviamo Piombino”. Piombinesissima, sposata con un dipendente acciaierie, ha fatto ragioneria e studiato economia e commercio a Pisa: «Non ce la facevo più a stare a guardare – dice – Il comitato, senza scopo di lucro e apartitico si propone di affrontare problematiche nell’ambito delle scelte politiche locali. La situazione lavorativa è talmente disastrosa che è difficile vedere una luce di speranza. La finalità? Sensibilizzare la giunta per uno sviluppo turistico imprenditoriale concreto, che si diversifichi dalla realtà Aferpi. Con progetti e idee bisogna sviluppare opportunità lavorative che diano la possibilità di una ripresa economica più sicura». Avviata la raccolta firme in un paio di negozi del centro, in meno di una settimana ne ha raccolte più di 200.


«Basta un’occhiata a cosa fanno nei comuni più vicini – riprende Sabrina – perché lì ci sono le discoteche? Non si potrebbe utilizzare meglio il Castello? O magari le scuole di musica per villaggio tipo Camp Rock? Il nostro centro storico potrebbe essere ideale per la vendita di specialità dalla Val di Cornia. Le idee sono tante, con l’aiuto dei giovani possiamo incrementarle. Città rattoppata, coi negozi chiusi per il fallimento del commercio, con la gente che cammina per strada tipo zombie, non la posso vedere così – sottolinea – Tutti demoralizzati per la situazione Aferpi, la Coop riduce il personale, i commercianti come abbandonati. Nessuno fa niente: il comitato nasce per sensibilizzare i nostri amministratori ad un cambiamento, diciamo, quasi radicale. Da oltre 50 anni la mentalità dei piombinesi si è fossilizzata sull’acciaio. La nostra Piombino negli anni Settanta era la città con reddito procapite più alto d’Italia. Ma il tempo è passato: da 20mila persone che lavoravano all’Ilva, compreso l’indotto, ora siamo a duemila. Che la crisi dell’acciaio sia a livello nazionale lo sappiamo – aggiunge –. Il problema? La città che ha vissuto solo di questo, oggi si ritrova a piangere. Abbiamo un territorio magnifico, un clima fantastico ma non basta. Non basta ad una famiglia di 4 persone vivere di ammortizzatori sociali e lavori stagionali di 3 mesi. Bisogna promuovere opportunità lavorative che ci possono aiutare a capire quale nuova direzione dobbiamo prendere. I progetti portati avanti dal Comune sono ottimi, ma di realizzazione troppo lunga. Con le firme di tanti cittadini vogliamo far vedere al

sindaco che ci sono molte voci che non vogliono solo aiuti sociali, ma un lavoro che ci permetta di riprenderci la dignità. Creare uno sviluppo turistico-imprenditoriale potrebbe essere una partenza per un futuro di scelta».
Differenziando economia (e mentalità) in tempi non biblici.

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