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Il duro volto della fabbrica Patrizia, operaia a 467 euro

Patrizia Vitiello è un’operaia dell’indotto Aferpi. Un figlio a carico di 22 anni, in cerca di un posto. Pochi giorni fa è stato il suo compleanno: "Mi sono regalata vongole fresche"

PIOMBINO. Il massimo della trasgressione dalla rigida lista della spesa quotidiana lo ha fatto per il suo compleanno, pochi giorni fa. Vongole fresche per i suoi 49 anni. «Me le sono regalate», dice sorridendo. Patrizia Vitiello è un’operaia dell’indotto Aferpi. Un figlio a carico di 22 anni, in cerca di un posto. Fa le pulizie in fabbrica, Patrizia. Poche. A ottobre 12 ore. Sei giorni in un mese, due ore ogni volta. Ed è andata bene.

Per arrivare ai 467 euro in busta c’è voluta la cassa integrazione. Anticipata da Cooplat, cooperativa dei servizi. Però scadrà tra poco. Con l’impresa ha un contratto a tempo indeterminato per 4 ore. Nello stabilimento, però, lavora dal 2008. Ha iniziato con un’altra ditta. Sempre 4 ore per circa 600 euro al mese. Quando la fabbrica era viva qualche straordinario ci scappava e si racimolavano quei 100 euro in più che fanno comodo. «Era un impegno pesante, arrivavi a casa che ti sembrava di aver lavorato 12 ore», ricorda Patrizia.

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Molte delle sue colleghe delle pulizie sono nelle stesse condizioni. L’organico è di una ventina di donne, una sessantina in tutto con le operaie delle mense che, però, lavorano con un’altra impresa. Per loro la cassa integrazione ci sarà solo fino a dicembre. Quasi sempre sono capifamiglia monoreddito. A tempo indeterminato.

Dopo nove mesi di attesa, ad aprile è scattato il contratto di solidarietà. «Ci abbiamo fatto i solchi davanti alla sede Inps. Poi per fortuna l’abbiamo ottenuto, altrimenti con 12 ore lavorate ora avrei preso cento euro. Tutto sta scadendo, però. E non sappiamo che fine faremo». L’incertezza. È quella che logora. Che sfinisce. «Viviamo alla giornata. E non è facile», racconta.

C’è da pagare l’affitto di un appartamentino del Comune che supera di poco i cento euro. Poi ci sono le utenze. Carne una volta a settimana. Niente cinema o pizza fuori casa. «Sono diventata molto brava. Imbianco da sola, cucio, mi destreggio in casa. Accomodo oggetti. Faccio cose che prima non pensavo di saper fare. A volte – dice ridendo – mi compiaccio con me stessa». La fatica non la spaventa. È stata a lungo imbarcata, ha lavorato nei campeggi e negli alberghi. «Ma se perdo anche questo posto, dove andrò a bussare? Di sicuro, dove c’è lavoro, vado. Non mi spavento». Si fa la domanda e si dà la risposta. Chissà quante volte ci pensa.

Patrizia descrive una fabbrica fantasma. Reparti vuoti, tutto fermo e logorato dall’assenza di manutenzioni. «Tra di noi – prosegue – siamo compatte, la guerra tra poveri non porta a niente. L’indotto, soprattutto quello nostro, dei servizi, è stato il più massacrato. E snobbato dai sindacati dei metalmeccanici. Anche questa è violenza contro le donne». Il futuro? «So già che sarà un Natale triste, come negli ultimi anni. Alla fine, Natale è un giorno come un altro».
 

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