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Calenda: "Rebrab vuole speculare, chiede il doppio di quanto ha messo in Aferpi"

Piombino, arriva anche la nota di Cevital: "Pronti a vendere, impossibile procedere senza governo"

PIOMBINO. «Quando Rebrab dice che è pronto a uscire a patto che qualcuno gli dia più del doppio di quanto ci ha messo dentro, francamente si chiama speculazione, e su questo noi non abbiamo intenzione di seguirlo». Così si è espresso il ministro Carlo Calenda, ieri al convegno romano della Fiom “Fondiamo il futuro, la siderurgia per il lavoro, l’industria e l’ambiente”.

Nel suo intervento Calenda ha sostenuto come tutta la vicenda Aferpi sia stata condivisa da istituzioni e sindacati, «perché quando è arrivato l’imprenditore è stato accolto a braccia aperte da tutti: non dal Governo, ma dal Governo, dalla Regione e dal sindacato, perché Rebrab aveva presentato un piano che in quel momento sembrava fantasmagorico, forse mi permetto di dire, un pochino troppo fantasmagorico».

Quindi il ministro ha spiegato che «il processo è stato sempre gestito in accordo col sindacato su ogni passaggio. Abbiamo prima stretto con un addendum Rebrab, io l’ho incontrato 100 volte per dargli tutte le possibilità di dimostrare che c’erano degli investimenti. Non l’ha mai fatto – ha proseguito Calenda – e alla fine insieme, consapevolmente, sulla base di una decisione presa congiuntamente, siamo passati a una fase legale che io spero si concluda nella ragionevolezza dell’investitore, che ceda una cosa che evidentemente non sa fare, che non ha i soldi per fare».

Nel convegno si è registrato anche l’intervento del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che ha ribadito la sua tesi secondo cui l’unico vero impianto da salvare è il treno rotaie, paventando anche un’azione di British Steel per acquisire dalle Ferrovie quel mercato.

All’iniziativa Fiom c’era anche il governatore Enrico Rossi, secondo cui «a Piombino dobbiamo garantirci, memori degli errori compiuti in questa vicenda, nei confronti di chi prenderà in carico le acciaierie». Rossi ha quindi ha invocato legislazioni adeguate per tutelarsi rispetto a piani industriali presentati da imprenditori in un settore come quello dell’acciaio, strategico per ogni politica industriale. Per il governatore Piombino «ha diritto a trovare un imprenditore che torni a produrre acciaio».

Sul fronte della battaglia legale, secondo fonti aziendali Cevital non ha ricevuto ancora alcun atto formale che segni l’avvio del contenzioso. Che Calenda, come ha sostenuto nel suo intervento, spera ancora sia superabile, utilizzando tutte le strade possibili per convincere Rebrab a vendere, mentre Jindal resta alla finestra in attesa degli eventi. Altrimenti, giudicata per i tempi ormai improponibile la carta del decreto, l’unica possibilità secondo il Governo resta quella dell’”insolvenza prospettica” per arrivare a una nuova amministrazione straordinaria.

Cevital, poi, fa sapere di essere pronta a cedere Aferpi «perché cosciente di non poter procedere senza il supporto del Governo», ma senza capire perché «svendere gli impianti» e perché non si chieda all'azienda di reinvestire in Italia. Così il Ceo del gruppo, Said Benikene, in una nota nella quale afferma anche che la cifra chiesta

per l'ex polo siderurgico di Piombino  stata "attestata" da una perizia quando il settore acciaio era ancora in una fase negativa. E comunque una cifra lontana dal doppio di quanto pagato da Cevital, come secondo la stampa locale aveva indicato il ministro Carlo Calenda
 

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