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L'ex moglie della vittima: «L'omicida mi ha fatto pure le condoglianze...»

L’ex moglie di Hamdi contattata da Longo martedì 21 novembre, il giorno dopo il massacro

PIOMBINO. Ha pianto, ha sopportato certi commenti fino a un certo punto. Poi, lunedì 27 mattina, Vivet Mone, ex moglie di Fadhel Hamdi, ha scritto un post sulla pagina Facebook del Tirreno spiegando il perché. E rivelando un dettaglio riferito a Marco Longo, ex amico sia della vittima che suo: «In questi giorni ho letto dei commenti che mi hanno fatto davvero male! Alle persone che come me in primis sono rimaste sconvolte, incredule, basite, della persona che ha commesso la follia, per non usare altri termini, e credetemi sto cercando di essere educata il più possibile. Voglio rendervi partecipi di una realtà a voi sconosciuta, questa persona (per rispetto sempre delle famiglie coinvolte non userò aggettivi offensivi) la sera del 21 novembre alle 22,15 mi ha chiamato al telefono».

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Una telefonata inaspettata per Vivet, che sul momento non ha fatto in tempo a rispondere, come lei stessa scrive sempre nello stesso post su facebook. «Non sono riuscita in tempo a rispondere, quindi subito dopo mi arriva un messaggio da parte sua (di Marco Longo, ndr), con scritto le seguenti parole “Vivet cazzo ho saputo cosa é successo...ODDIO! ti abbraccio forte condoglianze! Che mazzata!”. Questa persona ci conosceva, conosceva bene Fadhel e nonostante tutto ha avuto il fegato di sparargli e poi con un coltello cercare di tirare fuori le pallottole! Ha fatto tutto con una lucidità che spaventa, fa paura! Gli ha dato fuoco, poteva fare una strage, poteva prendere fuoco tutto il condomino!».

Poi la riflessione più dolorosa: «La strage l’ha fatta alle nostre famiglie, a mio figlio che non potrà riavere suo padre! Io vi chiedo di portare rispetto, non vi chiedo di non esprimere un vostro pensiero, ma non accetto commenti del tipo “uno in meno”, “poverino lo ha portato all’esasperazione e gli ha sparato” ecc. Io spero solo che la giustizia faccia il suo dovere».

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L'omicidio è avvenuto il 20 novembre e il movente è legato a un telefonino, anche se gli inquirenti sono ancora al lavoro su questo punto e non escludono che dietro possano esserci delle connessioni con la droga. È mezzanotte quando Longo arriva al 74 di via Ferrer a Piombino. Hamdi gli apre, Longo sale al secondo piano. Forse uno punta la pistola e l’altro estrae il coltello. Quel che è certo è che Longo spara tre colpi. I primi due al torace e il terzo, mortale, alla testa. Quindi si mette a cercare il cellulare che si era ripreso l’amico. Perquisisce tutta la casa, lo trova e se lo mette in tasca. E qui comincia la parte più cruda. Longo per eliminare ogni traccia raccoglie i tre bossoli e recupera un’ogiva, quella uscita dalla testa della vittima. Le altre due sono state trattenute dal corpo e lui cerca di estrarle con il coltello. Poi per depistare le indagini, lega il braccio sinistro di Hamdi alla testata del letto. Gli mette due monete sugli occhi e poi dà fuoco a tutto. E' venerdì 24 novembre quando gli investigatori, che già lo tengono d'occhio, lo arrestano. E in serata lui confessa.

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