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Binari abbandonati per pochi coraggiosi

Biglietterie e bar chiusi, erbacce, rifiuti, porte murate: in viale Regina Margherita regna il degrado

PIOMBINO. L’aiuola di piazza Gramsci ha l’erbetta curata, ma i due grandi cartelloni pubblicitari sembrano piazzati lì soprattutto per coprire cosa hanno alle spalle, un po’ come quando alzi il tappeto per nascondere la polvere sotto.

Fai due passi sul marciapiede, infatti, e scopri una realtà diversa: erba altissima, piante cresciute come in una giungla, rami secchi accumulati a terra, ruggine, cattivi odori, porte murate, staccionata spezzata in più punti. In mezzo, però, si intravede un binario, testimone silenzioso dell’opera dell’uomo.

È quel che resta della stazione di Piombino, sette treni al giorno in un verso e sette nell’altro, l’ultimo poco prima delle 19, pochi coraggiosi passeggeri che sfidano il nulla e l’abbandono. La macchinetta automatica per i biglietti è l’unico segnale che ancora quei pochi treni arrivano, per quei pochi passeggeri che ancora li prendono.

Perché la vera stazione di Piombino, e della Val di Cornia, è Campiglia, sulla linea tirrenica.

Le due stazioni di Piombino, quella a ridosso del centro che i treni raggiungono in retromarcia e quella Marittima, di fronte ai traghetti, servono solo a collegare il promontorio con il resto del mondo, anche se il servizio su gomma di Tiemme è assai più capillare. E, chi può, a Campiglia ci va in macchina.

Quella al porto, che in estate ha anche qualche treno diretto da Firenze, come la “Freccia dell’Elba”, nome che evocherebbe velocità, se non ci volessero quasi tre ore, è comunque una stazione che è funzionale a qualcosa. Ma quella su viale Regina Margherita è quasi una stazione fantasma, sulla quale una riflessione sia le Ferrovie che l’Amministrazione comunale dovrebbero farla. Delle due l’una: o la potenziano, rendendola dignitosa, o la chiudono.



Del resto nel Pum (piano urbano della mobilità) è già previsto almeno un arretramento dei binari e l’eliminazione del terzo, peraltro inutile, che consentirebbe l’allargamento e la riqualificazione di via Roma e di tutto il quartiere fino a via Pisacane.

Intanto, però, qualche passeggero da Piombino centrale parte. Ieri, nel nostro giro, un paio in attesa c’erano. Uno dormiva su una sedia, l’altro guardava gli orari.

La sala d’attesa è chiusa, sulla porta c’è un cartello “vendesi” di Ferrovie, destinato a ingiallire perché chi vuoi che compri una stanzetta vista-binari, e chi aspetta il treno deve accontentarsi di un paio di panchine all’aperto e qualche sedia nel corridoio di ingresso.

Anche la biglietteria è chiusa, da tempo. Grossi fogli di carta bianca sono attaccati al vetro, il solito cartello avverte della macchinetta automatica. Di fronte anche il bar è chiuso, la porta è murata, perché fino a qualche tempo fa ci dormivano alcuni senzatetto.

Entrando sui binari, a destra c’è un parcheggio, chiuso da un cancello, invaso dalle erbacce. Più avanti uno stabile di Ferrovie, abbandonato.

Stessa situazione a sinistra, con un moncherino di fontana (spenta), erbacce, una palma che perde i rami, accatastati a terra, altre porte murate, ovunque rifiuti. Le piante, non potate da anni, hanno ormai preso il sopravvento e coprono quasi tutto.

Almeno le stazioni in mezzo al deserto dei film di Sergio Leone avevano il fascino del treno a vapore, qui la sensazione è solo di degrado e abbandono. Eppure il centro storico è a due passi, proprio dietro ai cartelloni pubblicitari.

E non mancano gli spunti grotteschi: un cartello recita “non parcheggiare sulla striscia, percorso per non vedenti”. Ma il “percorso” è invaso da rami, calcinacci e un cancello chiuso da un lucchetto arrugginito. Sarebbe dura anche vedendoci.

@guifiorini . ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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