Quotidiani locali

Vai alla pagina su Toscana economia
Magona, il sindacato vuole incontrare il ministro Calenda

Magona, il sindacato vuole incontrare il ministro Calenda

Il possibile arrivo di Arvedi preoccupa Fim, Fiom e Uilm che vogliono chiarezza sugli obiettivi del Gruppo cremonese

PIOMBINO. I sindacati territoriali e nazionali hanno chiesto un incontro urgente al ministro Carlo Calenda sulla situazione della Magona.

Tutte le fonti danno a un passo la chiusura dell’accordo tra il Gruppo Arvedi e Arcelor Mittal, e questo preoccupa non poco Fim, Fiom, Uilm, per il buio assoluto sui progetti che l’azienda cremonese – se davvero l’affare andrà in posto – ha per lo stabilimento piombinese.

leggi anche:

Alcuni osservatori giudicano l’accelerazione della trattativa come un segnale da parte di Mittal all’Antitrust europeo che entro il 26 si pronuncerà sull’acquisto dell’Ilva di Taranto da parte del Gruppo franco-indiano, valutando la sussistenza o meno di violazioni delle regole sulla concorrenza.

Il fatto che sia pronto un preliminare d’acquisto forse sarà un segnale, ma varie considerazioni, tra cui un dovere di correttezza nei confronti del lavoro dell’Antitrust, e il significato negativo che potrebbe assumere una mossa di alleggerimento al momento non richiesta, rendono plausibile che l’eventuale cessione di Magona si formalizzi dopo il verdetto dell’Antitrust.

Se da Cremona si preferisce non commentare, Fim, Fiom e Uilm invece non vogliono perdere tempo e per questo chiedono di incontrare Calenda al più presto.

Le notizie sulla possibile cessione di Magona infatti hanno allarmato i lavoratori: 480 sono i dipendenti, ma oltre un centinaio sono quelli in solidarietà, con ammortizzatori in scadenza nell’ottobre del 2018. Chiaro quindi che l’interesse dei sindacati è capire quale sia la strategia di Arvedi a Piombino, evitando che i numeri dei contratti di solidarietà si trasformino in esuberi.

L’altro nodo è quello produttivo: i rumors parlano dell’obiettivo di Arvedi a rimettere in marcia un reparto di zincatura, ma il timore è appunto che l’interesse del Guppo cremonese non riguardi tutto lo stabilimento, con l’ipotesi di uno “spezzatino” su cui il sindacato anticipa la sua indisponibilità a trattare.

Se sono giorni caldi per Magona, per Aferpi siamo al conto alla rovescia, rispetto all’ultimatum imposto a Issad Rebrab dal ministro Calenda, e fissato per il 31 ottobre.

La frenata nelle trattativa con Sajjan Jindal ovviamente preoccupa e non poco lavoratori e sindacati, nella stessa misura dell’ipotesi di una richiesta di proroga, l’ennesima, da parte del Gruppo algerino. Il problema resta quello dei soldi che Rebrab chiede per cedere a Jsw, un centinaio di milioni, cifra lontanissima da quella che Jindal sarebbe disposto a sborsare, con un’operazione sempre condizionata dalla successiva accettazione del piano industriale.

Il sindacato – che oggi riunisce il consiglio di fabbrica per assumere una posizione ufficiale – spinge perché si vada verso la conferma della risoluzione del contratto dal primo novembre, più volte minacciata da Calenda.


 

TrovaRistorante

a Piombino Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics